Lupi in giro a Campotto Bergamini: «La Regione dica qual è il piano»
Il branco dall’Oasi si muove e si avvicina al centro abitato Il consigliere della Lega: allevatori e aziende agricole non possono sobbarcarsi costi
CAMPOTTO
Le voci in paese si rincorrono. Nella frazione argentana, dopo l’avvistamento del branco di lupi domenica mattina sull’argine dell’Idice, poco distante dal centro abitato di Campotto, la gente mormora. C’è chi dice di lasciarli in pace ma c’è anche chi chiede garanzie sulla loro presenza: sono innocui o pericolosi? Davvero basta non lasciare avanzi fuori casa per non avere problemi o il branco rappresenta una minaccia anche per animali da allevamento e agricoltura? A portare sul tavolo della Regione questi e altri quesiti è Fabio Bergamini, consigliere regionale della Lega, che afferma: «La presenza dei lupi a Campotto non può essere vissuta con tranquillità perché, quando animali potenzialmente feroci contro l’uomo tornano a popolare una zona già alle prese con diverse criticità, siamo di fronte ad un problema. Vogliamo capire cosa intende fare la Regione per affrontare la situazione».
Maria Luisa Zanni, responsabile della pianificazione faunistica per la Regione Emilia Romagna ed esperta di lupi, ha spiegato alla Nuova Ferrara che i lupi sono tornati in pianura seguendo i corsi d’acqua. A fine primavera è arrivata la coppia e poi nei mesi successivi sono nati i cuccioli. Gli animali vivono nell’Oasi di Campotto, un’area protetta di circa 1.800 ettari. «Lì hanno cibo e spazio e quindi - ha detto - non rappresentano un pericolo più di quanto non lo rappresentino un gruppo di cani liberi. Non sono affamati ma è bene non lasciare avanzi vicini alle case sennò potrebbero abituarsi ad avvicinarsi».
I lupi sono specie protetta e, in quanto tali, ogni azione nei loro confronti deve essere approvata dal Ministero. Non si parla certo di abbattimento, ma anche semplici atti intimidatori o “traslochi”, devono essere prima concordati. Ma Bergamini prosegue: «Poiché i lupi imporranno una vigilanza costante sugli animali da allevamento, senza contare i rischi per l’incolumità delle persone che, inconsapevolmente, potrebbero avvicinare questi animali lasciando cibo fuori dalle abitazioni. Esiste un problema di sicurezza e un potenziale rischio per le attività umane che, nel caso delle imprese agricole e degli allevamenti della zona, si sommerebbe agli alti costi che già devono sostenere». —
S.G.
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