Ciclisti indisciplinati Viaggiano al buio senza luci e giubbotti
CODIGORO
Tra le strade più pericolose della provincia spicca la provinciale 53 nel tratto compreso tra Marozzo e Codigoro ed è proprio lungo quel rettilineo che ad ogni ora del giorno, anche nei festivi, transitano ciclisti senza fanale acceso e senza pettorina catarifrangente.
A parte qualche cicloturista che si avventura lungo un percorso ad alto rischio, poiché le due corsie di marcia sono strette e non dispongono di una banchina stradale dove cercare riparo in caso di necessità, il numero più elevato di veicoli a due ruote ecologiche vede in sella persone che vanno a lavorare.
il problema
«Abito a Lagosanto e lavoro a Codigoro – dichiara Luisella Biolcati, impiegata in una struttura commerciale –, e mi è capitato spesso di imbattermi in uno o più persone in bicicletta, in fila, senza fanale acceso, senza pettorina fluorescente. Li si nota all’ultimo istante, giusto in tempo per una brusca frenata, perché se in quel momento sta arrivando un’auto dalla direzione opposta, si rischia di investire questi ragazzi, se non si riesce ad inchiodare la macchina».
«Mi è capitato alcune sere fa di tornare a casa sotto alla nebbia – aggiunge la donna –, e ho preso un grande spavento, perché mi sono accorta all’ultimo secondo che avevo davanti una bicicletta, che da Codigoro andava verso Lagosanto».
In quel tratto pericoloso, la provinciale è anche sprovvista di lampioni della pubblica illuminazione, presenti, invece, in prossimità dell’ospedale del Delta, dove l’ampiezza della strada, paradossalmente, quasi raddoppia.
gli studenti
«Quelle persone, ma anche gli studenti, corrono lo stesso pericolo di essere investiti – prosegue l’impiegata laghese –, mentre stanno ad aspettare il pullman a Marozzo, davanti ad una fermata immersa nel buio e coperta in buona parte dalle fronde di un albero. Mi è stato riferito che la strada è di competenza della Provincia. Bisogna intervenire al più presto per mettere in sicurezza quel tratto di strada e per obbligare quei ragazzi ad accendere il fanale della bicicletta e ad indossare la pettorina catarifrangente».
Secondo le informazioni raccolte, le persone segnalate sono una decina, seguite dalla cooperativa Cidas ed ora ospitati in un immobile di proprietà privata. Prima del lockdown il problema era stato affrontato dal Comune di Codigoro nell’ambito di una serie di incontri, i quali hanno visto il coinvolgimento di Cidas, che ha distribuito pettorine e torce per circolare in bici in sicurezza. Non utilizzate. —
katia romagnoli
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