Rapinato da tre “rivali” Ma era un avvertimento tra i clan di nigeriani
Lui è un “norseman”, un piccolo capo degli spacciatori degli Arobaga, il clan ritenuto mafioso dall’ultimo blitz della Polizia che ha portato all’arresto di tutta la piramide della mafia nigeriana in città: Musa Junior è famoso perché fu uno dei componenti del gruppo dell’agguato con machete in via Morata (condannato ad oltre 4 anni di carcere), e soprattutto fu lui a nascondere il machete nella lavatrice del capo della mafia, il dj Boogye. È ormai abituato ai processi a suo carico, ma ieri in tribunale vestiva il ruolo inconsueto – per lui – di vittima di una rapina. Rapinato di portafogli e della bicicletta da tre persone, nel giugno 2028, l’estate della guerra tra bande a Ferrara che ha innescato le indagini che hanno portato, guarda caso, alla scoperta del clan mafioso degli Arobaga. A rapinarlo fu, secondo l’accusa, un altro nigeriano, Francis Oseyi, e altri due nigeriani mai identificati. E come ha sostenuto il pm Andrea Maggioni ieri al processo, è possibile che non si sia trattato solo di una rapina ma qualcos’altro, una sorta di regolamento, di avvertimento, appunto tra la banda degli Arobaga e gli Eiye, i rivali nigeriani. Ma non c’erano prove, il riconoscimento è avvenuto dopo il fatto e non è stato “congelato”: dunque Francisc Oseyi, assistito dall’avvocato Roberto Casella del foro di Bologna, è stato assolto dal tribunale perché il fatto non sussiste. E dire che Musa rischiava una pena di svariati anni visto che la rapina si era consumata con armi e più persone: un altro agguato, che come ribadito dallo stesso pm Maggioni aveva davvero tutto dell’avvertimento. Ma non essendoci prove ha dovuto chiedere l’assoluzione, a riprova della difficoltà di indagare tra questi clan, confermata dal tribunale. –
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