Dopo quattro anni cala l’occupazione A settembre persi 1.875 lavoratori
In provincia di Ferrara la decrescita degli addetti è del -1,8% Alloggi e ristorazioni i settori più colpiti: un crollo del -6,2%
Interrotta bruscamente, nel terzo trimestre 2020, la tendenza positiva che si registrava da più di quattro anni. A fine settembre, gli addetti ferraresi risultano 1.875 in meno (-1,8%) rispetto alla stessa data dello scorso anno, superando di poco le 105mila unità. Calano sia i dipendenti (-1,8%) che gli autonomi (-1,7%). Crescono gli addetti in agricoltura, nelle attività immobiliari e nella sanità. Tengono per ora quelli dell’industria, mentre i valori si riducono soprattutto nel commercio e nei servizi di alloggio e ristorazione. Questi i dati elaborati dall’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio di Ferrara sugli addetti delle localizzazioni di impresa operanti in provincia.
Dipendenti e indipendenti
Gli addetti alle dipendenze delle localizzazioni di impresa a Ferrara nel trimestre in esame sono scesi a 78.344 unità con una netta inversione della tendenza positiva precedente che ha comportato la perdita di 1.417 addetti (sempre -1,8%). Dal terzo trimestre dell’anno in corso è inoltre ripresa, dopo una breve interruzione di un anno, la lunga tendenza negativa per gli addetti indipendenti (-458 unità). Mentre i dipendenti nel triennio 2016-2019 avevano contribuito alla crescita degli addetti, gli indipendenti, non hanno mai registrato aumenti significativi, seguendo il trend negativo della riduzione delle imprese.
I macrosettori
La flessione degli addetti non è diffusa in tutti i settori e non è omogenea. Il dato trimestrale tendenziale ferrarese è stato determinato dal complesso settore dei servizi, nel quale gli addetti sono scesi a 59.056 con una riduzione di 2.265 unità (-3,7%), rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. La flessione nel complesso dei servizi deriva da quella degli addetti dell’insieme degli altri servizi (diversi dal commercio) che hanno pagato duramente lo scotto delle misure di prevenzione della pandemia e che sono ammontati a 3.801 e sono scesi di ben -195 unità (-4,9%) con una decisa inversione di tendenza rispetto al passato più recente. La dinamica è stata però sensibilmente determinata dal commercio, nel quale gli addetti sono risultati 19.114 e sono diminuiti del -5,6% (-1.167 unità), accentuando la flessione già subita nei trimestri precedenti. A seguire, la variazione assoluta più accentuata si registra tra le attività di alloggio e ristorazione con un calo di addetti di -690 unità (pari al -6,2%, la variazione relativa più pesante tra le attività economiche analizzate). Da segnalare anche la contrazione rilevante nella logistica e nel comparto del noleggio, agenzie idi viaggio e servizi alle imprese. La consistenza degli addetti in agricoltura è caratterizzata da forti oscillazioni stagionali, a fine settembre hanno raggiunto quota 12.890 con un aumento di 461 unità (+3,7%), che compensa solo in parte tutte le riduzioni degli altri settori. Nel trimestre in esame l’industria ha mostrato poi una discreta tenuta. La consistenza degli addetti è risultata pari a 23.030 unità (-15 unità, -0,1%), quasi invariata al confronto con il 2019.
Il lockdown ha posto un freno deciso alla tendenza positiva delle costruzioni che registrano una tenuta più debole rispetto all’industria e sembrano non risentire, almeno in termini di addetti, delle misure di stimolo adottate per il settore (come gli ecobonus). Gli addetti sono lievemente diminuiti (-1,0%, -78 unità) rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno e hanno raggiunto quota 7.869. —
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