Giro d’Italia di fatture false da 120 milioni La Finanza scopre colossale frode fiscale
Individuate 22 società fittizie e denunciati 23 imprenditori cinesi: grazie ditte fantasma per abbattere tasse e imposte
Avete acquistato merce in un negozio cinese del Comacchiese ad un superprezzo e credete di avere fatto un buonissimo affare. Sappiate che il prezzo stracciato dell’oggetto che avete comprato - almeno nel caso accertato da cui è nata l’inchiesta - è il risultato finale di una colossale frode fiscale da 40 milioni di euro (tra tasse e Iva non pagate) che è stata messa realizzata grazie ad un giro d’Italia di fatture false altrettanto colossale per 120 milioni di euro che in parte arrivavano a Comacchio da tutto il Nord del Paese. Un giro d’affari vertiginoso e del tutto illecito che col trucco delle fatture false portava le società coinvolte - le prossime indagini andrannoa scovare tutte queste - ad abbattere costi, imposte e ha prodotto una evasione fiscale tra Iva e tasse non pagate da 40 milioni, un buco alle casse dello Stato per mancate entrate.
Il giro d’Italia delle fatture
Un giro che arrivava Ferrara e Comacchio ma che si irradiava da tutta Italia, grazie alla compiacenza di cittadini cinesi, ben 22 quelli denunciati: tra questi camerieri di ristoranti, parrucchieri, imprenditori falliti, di fatto dei prestanome, titolari delle 22 “cartiere” (società fantasma che producono solo fatture false, carta) scoperte dalla Guardia di finanza di Comacchio e Ferrara tra Torino, Saluzzo di Cuneo, Novara, Milano, Varese, Lecco, Monza, Bergamo, Mantova, Conegliano di Treviso, Ravenna, Reggio Emilia, Fermo nelle Marche e Roma. Cartiere che producevano a tutto spiano fatture che piazzavano a numerose aziende per abbattere costi d’esercizio, diminuire la base imponibile e da qui col gioco di ricavi e costi fittizi pagare meno e imposte. Erano società “apri e chiudi” quelle scoperte dalle Fiamme Gialle ferraresi che ha hanno prodotto la frode milionaria ed erano gestite - dicevamo- da cittadini cinesi, create al solo scopo di far figurare un apparente giro d’affari, inesistente, e consentire con il giro di carte false a favore di vere aziende gestite sempre da cinesi di evadere il Fisco.
Le indagini della Procura (pm Isabella Cavallari) e Finanza hanno portato a denunciare i 22 titolari di società “apri e chiudi” e il commerciante comacchiese dopo aver ricostruito in mesi di indagini la catena della frode: tutto era partito da una verifica fiscale nei confronti del commerciante cinese nel Comacchiese: le sue fatture, analizzate, presentavano anomalie. Grazie all’incrocio con le varie banche dati e riscontri offerti dai colleghi di mezza Italia è emerso che queste fatture d’acquisto portavano a fornitori che in realtà erano finti.
Scatole vuote senza sedi
Società “scatole vuote”, con partita Iva non più attiva, una vita di impresa di 2/3 anni, senza strutture e sedi e senza mai aver pagato un euro in tasse. Società “apri e chiudi” che producevano fatture false utilizzate da aziende vere, nel settore del commercio a dettaglio: con i trucchi fiscali utilizzati, riuscivano a tener bassi i prezzi degli oggetti comprati nei loro negozi: su di loro continuano le indagini. —
Daniele Predieri
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