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libertà di stampa  

Le minacce ai cronisti Il Viminale: dati in aumento

Marcello Pulidori

Ieri il seminario (a distanza)  svolto in Prefettura Il viceministro dell’Interno:  «Spesso chi combatte l’odio ne diventa vittima»

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«La libertà di stampa è uno dei capisaldi della nostra democrazia: chi minaccia e aggredisce un giornalista non solo viola la sua persona, ma attacca il nostro sistema democratico». È uno dei passaggi più significativi dell’intervento del vice-ministro dell’Interno, Matteo Mauri, nel messaggio di saluto inviato al seminario (a distanza) “Democrazia e libera informazione” organizzato ieri dalla Prefettura di Ferrara d’intesa con l’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna. Il seminario, che ha visto coinvolti oltre 200 tra studenti e docenti delle classi IV e V di tutte le scuole superiori di Ferrara, ha affrontato un tema di stretta attualità: le minacce, più in generale, le azioni che mettono a rischio, che insidiano la libertà d’informazione.

gli interventi

Interventi di saluto sono stati svolti dal vicepresidente della Provincia, Nicola Minarelli; dal vice sindaco di Ferrara, Nicola Lodi e dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna, Giovanni Rossi. I lavori sono stati aperti dal prefetto di Ferrara, Michele Campanaro. «Il problema delle minacce e degli attacchi di cui sono vittime gli appartenenti al mondo dell’informazione – ha detto ancora il viceministro – rappresenta una priorità per il Viminale e, proprio per questo motivo, numerosi sono stati i focus dedicati a specifiche realtà territoriali che rappresentano aspetti problematici su questo tema».

odio e libertà

È seguito l’intervento del prefetto Vittorio Rizzi, vice direttore generale della Polizia di Stato e direttore centrale della Polizia Criminale che, sviluppando il proprio intervento sul tema “Odio e libertà di comunicazione”, a proposito dell’attività dell’Osservatorio da lui presieduto ha ricordato che quella del giornalista resta un’attività a rischio: dopo i 73 casi di atti intimidatori nei confronti di cronisti censiti nel 2018 e gli 87 episodi nel 2019, la tendenza all’aumento è confermata per il 2020, con i 129 casi registrati al 30 settembre 2020, effettuati con modalità diverse, provenienti da ambienti della criminalità organizzata, o riconducibili a motivazioni socio politiche». «Spesso chi combatte l’odio – ha detto ancora Rizzi – ne diventa vittima, perché chi censura l’odio paradossalmente attrae l’odio». Particolarmente coinvolgente la testimonianza del giornalista Nello Scavo, noto alle cronache per vivere sotto scorta dopo essersi occupato di criminalità organizzata. —

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