Ferrara, le accuse della 16enne al pusher dei ragazzini: «Lui mi ha violentato»
Il fatto a luglio, dietro la stazione dove avvenne lo stupro. Ai giudici conferma tutto e indica riscontri per il processo
FERRARA. Lo conosceva appena per soprannome “Bobby”, e lei, ragazzina 16enne ferrarese si era fidata di lui, anche perché aveva avuto in precedenza in regalo o a credito alcune dosi di cocaina. Poi lo aveva cercato la sera del 29 luglio scorso, per averne un’altra, ma lui Elvis Omonghomion, 25 anni di origini nigeriane, la portò con l’inganno dietro la stazione, tra alberi e arbusti della zona di via del Lavoro e la violentò.
UN MESE DOPO L'ARRESTO
La stuprò, come lei stessa disse subito ai carabinieri che dopo aver raccolto le sue indicazioni e aver indagato, dopo un mese hanno arrestato il nigeriano. Le accuse che aveva fatto a luglio, però, per norma, debbono essere congelate, per tutelare lei, minorenne, e avranno un valore anche nel processo che verrà evitandole di rivivere di nuovo quel dramma: e così ieri è stato chiamata in tribunale davanti ai magistrati (gip Negri e pm Longhi) per un “incidente probatorio”, atto giudiziario che appunto congela le prove per sempre. E con l’assistenza del suo legale, Alessandro Felisati e di una psicologa ha raccontato di nuovo l’incubo di quella sera di luglio. Confermando tutto: «Sì, è stato lui a violentarmi in quella radura, nella zona dietro via del Lavoro». E ovviamente fornendo riscontri a queste accuse. Lo spacciatore-stupratore si trova ancora in carcere e ora dopo le prove congelate verrà processato per le violenze.
PUSHER DEGLI ADOLESCENTI
Per una vicenda che ha portato alla luce il ruolo di Bobby, spacciatore dei ragazzini ferraresi, che prima offriva dosi regalandole oppure a credito, poi imponeva ricatti e violenze. Attorno a sé aveva costituito un giro di giovanissimi consumatori, adolescenti ferraresi, che lo conoscevano e si fidavano di lui. I carabinieri di Ferrara che avevano avviato subito le indagini erano arrivati a lui controllando tabulati e chat, ascoltato a lungo la 16enne e alcuni amici coetanei, dai quali era emersa la rete che Bobby si era costruito attorno. Per questo gli stessi consumatori avevano lanciato un appello: “chi sa o ha subito altri fatti, parli: non abbia vergogna di farlo”. Lei, la 16enne al centro del caso di ieri in tribunale, lo ha fatto: tornando all’inferno di due mesi fa. –
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