Filiera delle arachidi A settembre il nuovo impianto Semi “riscoperti”
Parte la progettazione dello stabilimento Bf-Noberasco Tonello (Consorzi agrari): gusto super con i vecchi chicchi
Domani prende il via la progettazione di un nuovo stabilimento per la lavorazione delle arachidi che sorgerà a Jolanda di Savoia. Mauro Tonello, presidente della Società consortile dei Consorzi Agrari Riuniti, racconta le fasi della progettazione. L’obiettivo è avere in funzione l’impianto già a partire dal mese di settembre del 2021. L’operazione nasce dalla collaborazione di Consorzi Agrari d’Italia con Bonifiche Ferraresi unite all’azienda operativa nel settore Noberasco.
operatività
«Stiamo parlando di una progettazione importante per l’arachide – analizza Tonello – Il progetto, che vede la prestigiosa partecipazione di Noberasco punta a essere operativo già nel giro di 7-8 mesi, vogliamo vedere i primi quintali lavorati già nel mese di settembre 2021. Si tratta di un’operazione che vuole rimettere al centro della produzione delle arachidi una realtà come quella di Ferrara e del territorio ferrarese, a lungo le arachidi sono state una eccellenza delle nostre zone e poi per diverse ragioni c’è stato un lunghissimo periodo di crisi».
il quadro
Nel nostro territorio attualmente non c’è più di una trentina di ettari coltivazioni, ma si tratta di una produzione di nicchia con due caratteristiche. «La prima è che c’è un gusto sicuramente speciale, può piacere o non piacere, ma è sicuramente molto particolare - sottolinea Tonello - La seconda è che non si è mai avuto nessun problema di aflatossine in questo tipo di coltivazione. Si faranno anche approfondimenti medico scientifici su questo».
Gli ettari attualmente coinvolti in questa coltivazione si trovano principalmente nelle zone del Basso Ferrarese tra Mezzogoro e Mesola ma, ricorda Tonello, ci sono coltivazioni anche nella vicina provincia di Bologna.
gli obiettivi
Uno degli obiettivi è appunto il rilancio della coltura nel nostro territorio: «Il punto di partenza – spiega lo storico esponente di Coldiretti – è che la maggior parte dei quantitativi provenga dal nostro territorio. A tal proposito c’è una curiosità che vale la pena di raccontare: abbiamo preso vecchi chicchi conservati di antiche coltivazioni e da lì abbiamo deciso di ripartire arrivando ad un ettaro di coltivato. E abbiamo ottenuto un gusto decisamente superiore».
In Italia c’è un consumo importante di arachidi, al momento si tratta ancora di un mercato di nicchia ma tutti gli sviluppatori del progetto vedono una possibilità espansiva importante.
le potenzialità
Il potenziale di sviluppo di questa coltura quindi viene considerato molto elevato e il Basso ferrarese rimane il territorio più importante per cercare di aumentare questi volumi di produzione, il seme viene – in una stagione normale – depositato attorno al mese di aprile e la raccolta avviene a partire dalla metà del mese di settembre.
La nascita di una sorta della filiera dell’arachide italiana nel territorio ferrarese si concretizza anche in un progetto sostanzialmente a chilometro zero nel quale si hanno tutti passaggi dal campo alla distribuzione concentrati. Domani con il via alla progettazione dello stabilimento parte l’avventura.—
andrea tebaldi
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