Il virus non viaggia con le Pm10 «Presenza quasi trascurabile»
Uno studio Cnr-Cà Foscari conforta chi è immerso spesso nello smog Sulle polveri sottili tracce impercettibili di materiale genetico del Covid
la ricerca
Il coronavirus si diffonde più facilmente in presenza di alte concentrazioni di polveri sottili? Questa ipotesi riemerge con una certa frequenza nel dibattito e sembra fatta apposta per inquietare chi, come gli abitanti di Ferrara, si trovano decine di giorni l’anno (56 fino ad oggi nel 2020) immersi in concentrazioni di Pm10 tra le più alte in Europa, e comunque al di sopra della soglia Ue. La buona notizia arriva invece da una ricerca condotta dal Cnr di Lecce e dall’Università di Venezia, che hanno analizzato direttamente le particelle di polveri sottili presenti in atmosfera durante la prima ondata, evidenziando una presenza molto rarefatta del virus e una bassa probabilità di trasmissione da airbone, se non nelle zone di assembramento.
la ricerca
L’indagine è stata realizzata nel mese di maggio ed è stata pubblicata sulla rivista scientifica Environment internazional, ed appunto si è concentrata su due città molto diverse per impatto di diffusione del coronavirus: Venezia-Mestre, simile a Ferrara in tanti parametri meteo-ambientale, e Lecce. La potenziale esistenza del virus nei campioni di aerosol analizzati è stata determinata raccogliendo il particolato atmosferico di diverse dimensioni, dalle nanoparticelle al Pm10, e determinando la presenza del materiale genetico (Rna) con tecniche di diagnostica di laboratorio avanzate.
i risultati
Tutti i campioni raccolti nelle aree residenziali e urbane di entrambe le città «sono risultati negativi - rende noto Daniele Contini (Cnr-Isac)- la concentrazione di particelle virali è risultata molto bassa nel Pm10 (inferiore a 0,8 copie a metro cubo d’aria). Pertanto - è la conclusione dell’autore della ricerca - la probabilità di trasmissione airborne del contagio in ambiente aperto, con esclusione delle zone molto affollate, appare quasi trascurabile».
Le attuali tecniche di rilevazione, fanno presente i ricercatori, consentono d’individuare il materiale genetico anche in concentrazioni molto basse, rendendo i risultati d’indagini sul campo molto affidabili. —
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