Abbigliamento e altri negozi Da Ferrara parte l’allarme
La zona arancione deprime le vendite e aumenta l’incertezza sui ristori parziali Felloni (Federmoda): a giorni dovremo pagare i fornitori, sconti fiscali dal governo
Aiuti non solo ai negozi delle zone rosse, che sono chiusi, ma anche a quelli delle zone “arancioni” come Ferrara «che sono aperti, ma stanno subendo un forte calo dei consumi e hanno i magazzini pieni: pensiamo all’abbigliamento, che ha dovuto acquistare l’intero assortimento nove mesi fa e a fine novembre ha le scadenze con i fornitori da onorare». A lanciare l’ennesimo allarme, in vista dei nuovi ristori, è Giulio Felloni, in qualità di esponente nazionale di Federmoda oltre che di presidente Ascom. Il rimedio? «Meglio detassazioni che sussidi a pioggia», e la cosa vale anche per l’imposizione locale, in vista dell’imminente incontro con il Comune di Ferrara sulla Tari.
quali ristori
Il gradimento di Federmoda nazionale per l’inserimento delle calzature nella lista delle attività in zona rossa con diritto di ristoro, è condiviso da Felloni, che però guarda oltre: «Ci è stato garantito che anche i negozi in zona arancione saranno aiutati, ma al momento c’è molta incertezza in questo senso. Dobbiamo ancora capire a chi e in quale misura andranno questi ristori, e quest’ulteriore incertezza si somma a quelle dell’andamento dei consumi e del Natale, contribuendo a deprimere i negozi». Negozi come quello di Felloni hanno ordinato i capi per l’inverno 2020 con grande anticipo, «tra poco dovremo già pensare all’inverno... 2021» spiega lui stesso. Al fatturato del settore manca, è la stima di Ascom e Federmoda, «un buon 35% quest’anno. La chiusura di bar e ristoranti - è sempre Felloni a parlare - si ripercuote anche sui negozi di vicinato, che vedono calare clienti e vendite: d’altra parte, l’indicazione dei governanti e degli esperti sanitari è di girare il meno possibile, stare a casa. In questo clima ci chiediamo come sarà il Natale, che vale da solo il 20% degli incassi. In questi giorni dobbiamo tra l’altro prendere decisioni sui riassortimenti di oggettistica da regalo».
dalle tasse alla tari
Forse scottati dalle lentezze nelle liquidazioni dei ristori, i commercianti sembrano orientati a preferire «forme di detassazione, sarebbe in altre parole più semplice evitare di far pagare le scadenze fiscali in arrivo piuttosto che organizzare pagamenti» è l’opinione del presidente Ascom.
Nel mirino ci sono anche le tariffe locali, come quella per l’igiene ambientale. Al tavolo già convocato di Palazzo Municipale i commercianti andranno con una richiesta di «orti sconti, se non blocco, della Tari 2020, «almeno per quanto riguarda le attività che sono chiuse da tempo: che lavoro può aver dato ad Hera una sala spettacoli ferma per mesi? Per non parlare di alberghi e strutture collegate al turismo, che hanno lavorato poco o niente». —
s.c.
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