Don Sante commosso saluta i suoi fedeli «Ma Argenta è vicina»
Ultima messa per il parroco lascia la comunità dopo 14 anni Il Covid cancella gli abbracci, però l’affetto resta immutato
LONGASTRINO
Ha fatto fatica, alzando persino le mani per fermare chi lo voleva salutare con un abbraccio: così don Sante Bertarelli, nel pieno rispetto del distanziamento sociale, ha salutato Longastrino. La pandemia toglie anche questi gesti umani e di fede. Un cammino di fede durato 14 anni da parroco, incarico lasciato l’anno scorso a don Alessio Baggetto. Ieri, celebrando la messa nella chiesa di San Giuliano, don Sante ha salutato la sua gente con lo stile di sempre: concreto, parole dirette a due passi dai fedeli, ubbidienza al vescovo. «Per un po’ torno ad Argenta, nella casa famiglia che conosco e dove mi aspettano 8 disabili».
Ha poi spiegato i perché della scelta del vescovo di mandarlo ad Argenta. Di quel “superiore” al quale più volte ha chiesto di essere esonerato da incarichi e trasferirlo all’Opera Santa Teresa di Ravenna. «I 75 anni, come prevede il diritto canonico - ha precisato – li ho superati, sono fuori di 5... Ma numeri alla mano, il vescovo mi ha detto che c’è bisogno a Campotto e nella chiesa di S. Giacomo ad Argenta. E allora un pastore che fa? Ubbidisce».
Dunque don Sante torna ad Argenta (al fianco di don Fulvio Bresciani), dopo 8 anni a Mezzano, 10 ad Argenta, 9 a Godo di Russi e 14 a Longastrino: «Sappiate – ha detto ai fedeli – che vado via sereno, perché so di essere stato capito, compreso. Ho fatto il possibile per tutti voi e se non ci sono riuscito pazienza, ci ho provato». Confessando poi che un po’ di sofferenza per la partenza c’è, ha ricordato un po’ commosso che «Argenta non è lontana, continueremo a vederci».
la sorpresa
La celebrazione ha riservato un caloroso e affettuoso saluto nelle parole lette a nome della comunità da Cristina Tarroni. “Ogni distacco è fonte di preoccupazione e incertezza, perché interrompe e modifica relazioni umane stabilite nel tempo. Sei stato pastore della nostra comunità per 14 anni; hai imparato ad amarla, hai instaurato legami con le persone. Hai dimostrato di avere le idee chiare e di avere ben presente la via da seguire, hai saputo chiedere e ottenere l’aiuto di tanti laici che hanno condiviso la tua visione dell’agire. Molti hanno così scoperto il piacere di sentirsi parte attiva della Chiesa”. E, ancora: “Il tuo trasferimento è come un ritorno a casa, segno tangibile della provvisorietà di questi legami, umanamente importanti, ma destinati a cambiare, specie per un sacerdote. Hai percorso un tratto della tua vita con noi e ti assicuriamo che il tuo passaggio, fra slanci e battute d’arresto, tra pregi e fragilità, lascerà indubbiamente un segno indelebile nel tempo all’interno di questa comunità». Un lungo e caloroso applauso ha salutato il don. —
GIORGIO CARNAROLI
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