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LONGASTRINO  

Don Sante commosso saluta i suoi fedeli «Ma Argenta è vicina»

GIORGIO CARNAROLI

Ultima messa per il parroco lascia la comunità dopo 14 anni Il Covid cancella gli abbracci, però l’affetto resta immutato

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LONGASTRINO

Ha fatto fatica, alzando persino le mani per fermare chi lo voleva salutare con un abbraccio: così don Sante Bertarelli, nel pieno rispetto del distanziamento sociale, ha salutato Longastrino. La pandemia toglie anche questi gesti umani e di fede. Un cammino di fede durato 14 anni da parroco, incarico lasciato l’anno scorso a don Alessio Baggetto. Ieri, celebrando la messa nella chiesa di San Giuliano, don Sante ha salutato la sua gente con lo stile di sempre: concreto, parole dirette a due passi dai fedeli, ubbidienza al vescovo. «Per un po’ torno ad Argenta, nella casa famiglia che conosco e dove mi aspettano 8 disabili».

Ha poi spiegato i perché della scelta del vescovo di mandarlo ad Argenta. Di quel “superiore” al quale più volte ha chiesto di essere esonerato da incarichi e trasferirlo all’Opera Santa Teresa di Ravenna. «I 75 anni, come prevede il diritto canonico - ha precisato – li ho superati, sono fuori di 5... Ma numeri alla mano, il vescovo mi ha detto che c’è bisogno a Campotto e nella chiesa di S. Giacomo ad Argenta. E allora un pastore che fa? Ubbidisce».

Dunque don Sante torna ad Argenta (al fianco di don Fulvio Bresciani), dopo 8 anni a Mezzano, 10 ad Argenta, 9 a Godo di Russi e 14 a Longastrino: «Sappiate – ha detto ai fedeli – che vado via sereno, perché so di essere stato capito, compreso. Ho fatto il possibile per tutti voi e se non ci sono riuscito pazienza, ci ho provato». Confessando poi che un po’ di sofferenza per la partenza c’è, ha ricordato un po’ commosso che «Argenta non è lontana, continueremo a vederci».

la sorpresa

La celebrazione ha riservato un caloroso e affettuoso saluto nelle parole lette a nome della comunità da Cristina Tarroni. “Ogni distacco è fonte di preoccupazione e incertezza, perché interrompe e modifica relazioni umane stabilite nel tempo. Sei stato pastore della nostra comunità per 14 anni; hai imparato ad amarla, hai instaurato legami con le persone. Hai dimostrato di avere le idee chiare e di avere ben presente la via da seguire, hai saputo chiedere e ottenere l’aiuto di tanti laici che hanno condiviso la tua visione dell’agire. Molti hanno così scoperto il piacere di sentirsi parte attiva della Chiesa”. E, ancora: “Il tuo trasferimento è come un ritorno a casa, segno tangibile della provvisorietà di questi legami, umanamente importanti, ma destinati a cambiare, specie per un sacerdote. Hai percorso un tratto della tua vita con noi e ti assicuriamo che il tuo passaggio, fra slanci e battute d’arresto, tra pregi e fragilità, lascerà indubbiamente un segno indelebile nel tempo all’interno di questa comunità». Un lungo e caloroso applauso ha salutato il don. —

GIORGIO CARNAROLI

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