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Con Kashimashi si racconta il caos al femminile

Con Kashimashi si racconta il caos al femminile

La parola giapponese è di per sé  stereotipo: significa “rumoroso” Oggi alle 19 lo spettacolo  del Teatro Nucleo  in modalità on line su Facebook

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Inizia oggi la stagione teatrale Le Magnifiche Utopie, organizzata da Teatro Nucleo, per nutrire i sogni e le visioni, per sostituire la parola cura alla chiusura.

Pensata per essere realizzata in presenza al Teatro Julio Cortàzar (via della Ricostruzione 40, Pontelagoscuro) in dodici appuntamenti fino a maggio 2021, la stagione teatrale si aprirà con “Kashimashi”, di e con Natasha Czertok, nuova tappa della stratificata ricerca sugli stereotipi del femminile condotta dalla regista e attrice di Nucleo.

Fino a quando non sarà nuovamente possibile aprire il teatro al pubblico, Teatro Nucleo realizzerà la stagione individuando forme alternative di fruizione.

“Kashimashi”, in un adattamento video realizzato appositamente per l’occasione, sarà quindi trasmesso oggi alle 19 dalla pagina Facebook di Emilia Romagna Creativa – il portale della Regione Emilia-Romagna sugli eventi e i temi della vita culturale regionale – e su Lepida Tv grazie alla collaborazione dell’assessorato alla cultura della Regione.

Si pone in un’articolata riflessione sulla rilevanza dell’arte per la società, la scelta di aprire Le Magnifiche Utopie, oggi – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne – con “Kashimashi”, adattamento il per video della perfomance di teatro-danza che nasce da un’indagine partecipata sugli stereotipi del femminile. Il titolo stesso trae origine da uno stereotipo: kashimashi difatti è una parola giapponese che significa infatti “rumoroso, caotico”, eredità di una visione tradizionale che vorrebbe un capannello di donne come origine di confusione e disordine.

Una ricerca iniziata in pieno lockdown a partire dallo studio sulla storia, le politiche, le carriere femminili intrecciate con i vissuti della regista e attrice di Teatro Nucleo, madre di due figlie, una delle quali di pochi mesi, quando l’esplorazione performativa ha avuto inizio.

La Czertok ha proseguito l’indagine coreografica sul campo ponendo a un gruppo eterogeneo – per età, sesso, appartenenza etnica e sociale – la domanda “In quale stereotipo ti riconosci? ” e filtrandone le risposte attraverso uno studio sul movimento. —

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