I sessant’anni di Perego tra passato e futuro «Il regalo? Una preghiera è sempre gradita»
Oggi è il compleanno dell’arcivescovo di Ferrara-Comacchio Un bilancio di vita al servizio della Chiesa e il Natale che si avvicina
L’intervista
Sessant’anni è un traguardo importante e proprio oggi il vescovo Gian Carlo Perego - come lui stesso commenta a caldo parlando del suo compleanno - cambia prefisso anagrafico.
Una data significativa, monsignore. Si entra tra l’altro in una fascia protetta?
«Le tutele sono sempre benvenute soprattutto in questa fase. È un’età importante e devo ringraziare il Signore per quello che mi ha donato in tutti questi anni».
Quali sono stati i suoi migliori anni?
«Ho vissuto varie fase della mia vita. Ricordo ad esempio gli anni della gioventù trascorsi in seminario, 13 anni, dalle medie all’ordinazione avvenuta a 23 anni con una speciale dispensa. Poi ci sono stati gli anni del sacerdozio con l’impegno nell’insegnamento anche all’università Cattolica. Molto bella e intensa anche l’esperienza romana, prima nella Caritas e poi in Migrantes. E adesso sto vivendo questa avventura tra la gente della diocesi di Ferrara-Comacchio da oltre tre anni. Una sfida importante che vede in questi mesi anche un periodo per tutti molto difficile e di sofferenze».
Un regalo particolare che le piacerebbe ricevere?
«Una preghiera sarebbe gradita, soprattutto in questo momento. Ho accettato anche di buon grado la torta che mi hanno regalato le suore Carmelitane quando sono andato a celebrare la messa».
Ha dovuto in queste settimane anche traslocare con il suo ufficio, come sta procedendo il recupero del palazzo vescovile?
«I lavori sono già iniziati e per questo motivo mi sono trasferito negli ufficio dove prima c’era il settore della curia che da mesi si è a sua volta trasferita nei locali di via Cairoli. Per quanto riguarda le stanze dell’abitazione invece sono rimasto nella stessa ala dell’edificio in quanto non sarà oggetto di interventi».
Una volta finiti i restauri verrà fatto all’interno dell’arcivescovado il museo diocesano?
«Confermo la nostra intenzione, una volta che l’episcopio sarà ristrutturato, di allestire il museo diocesano. Occorreranno ancora tre anni comunque, prima che il cantiere sia completamente ultimato. L’intenzione è comunque è quella di dare al museo un giusto spazio».
Con l’emergenza covid, dopo quella di Pasqua c’è il rischio che salti in presenza anche la messa di mezzanotte di Natale...
«Siamo ovviamente in attesa delle disposizioni ministeriali in questo settore. Con la conferenza episcopale dei vescovi emiliano abbiamo sempre preso posizioni comuni. Ovviamente se sarà possibile celebrare la messa in pubblica il giorno di Natale occorrerà predisporre tutte le modalità di sicurezza già in atto in tutte le nostre chiese, dalla sanificazione alla distanza. Bisognerà evitare il più possibile eventuali assembramenti nelle chiese e verrà assicurata per i malati che seguono le funzioni da casa anche la messa in streaming».
Nella lettera ai sacerdoti per l’Avvento si è soffermato sul verbo vegliare, perché?
«Vegliare, in questo tempo di pandemia, significa anzitutto attenzione, prudenza, responsabilità nel predisporre le nostre chiese, vegliare significa poi rinnovare, con la nuova edizione del Messale posta nelle mani di ciascuno di noi, la nostra Presidenza nelle celebrazioni liturgiche, in particolare l’Eucaristia».—
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