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Il grido degli imprenditori «Il settore tessile è stremato»

Il grido degli imprenditori «Il settore tessile è stremato»

La fotografia scattata dall’Osservatorio della Camera di commercio è impietosa  La contrazione del fatturato complessivo, nei primi 7 mesi del 2020, è di 300 milioni di euro 

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il punto

I dati del terzo trimestre, dei primi nove mesi e le previsioni per l’intero anno e per l’inizio del 2021 non sono buoni: i numeri parlano da soli e certificano la sofferenza del tessile-moda-accessorio ferrarese, un comparto nel quale operano (ancora) 1.271 imprese (e 4.182 addetti), il 60% delle quali artigiane. La fotografia – quella scattata dall’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio a proposito dell’impatto dell’emergenza sanitaria sulle imprese del settore – di un comparto strategico per l’economia provinciale e regionale, che è però stremato dalle ripercussioni economiche della pandemia in corso.

La contrazione del fatturato complessivo, nei primi 7 mesi del 2020, si attesta a –18,7%, per una perdita totale stimata in oltre 300 milioni di euro. Allo stesso modo – evidenzia l’Ente di Largo Castello – la raccolta ordini del terzo trimestre segna un –26% e circa il 30% delle imprese interpellate vedrà un calo del fatturato compreso tra il –35% e il –50%, mentre un ulteriore 15% del campione arretrerà di oltre il –60%. Del resto, i consumi del settore moda stentano a ripartire (anche al netto del nuovo lockdown) e più del 70% delle imprese ha fatto ricorso alla Cassa integrazione e una su due l’ha fatto per oltre il 60% dei dipendenti.

Gli imprenditori

Una situazione difficilissima quella del settore moda che a Ferrara, territorio con numerose imprese di subfornitura e produzione, si fa sentire ancor più che altrove. È quanto emerge dalle voci degli imprenditori che abbiamo raccolto in questa breve rassegna.

«Il sistema della moda opera con ritmi stagionali – dice Marco Felloni – e questo produce effetti che non si possono ignorare. Un capo invenduto oggi, tra due mesi è obsoleto e non riproponibile. D’altra parte, i capi che oggi si trovano nelle vetrine dei negozi sono stati acquistati dalle imprese di produzione otto-nove mesi fa». Marco Felloni è titolare di Ma. Ni. , azienda di creazione e produzione di abbigliamento femminile fondata nel 1989, insieme alla moglie Nicoletta Ruggiero. «Il territorio ferrarese – spiega – è un polo riconosciuto per la qualità della subfornitura tessile-abbigliamento e rifornisce marchi di prima grandezza del settore moda. A causa di lockodown e chiusure subisce riduzioni di fatturato del 40-50%. Le chiusure di ottobre e novembre, ad esempio, fanno sì che i negozi si trovino con tanto invenduto e riducano gli ordini sui capi da acquistare per le prossime stagioni. In pratica, le mancate vendite di oggi producono riduzioni sugli ordini per l’abbigliamento autunno-inverno 2021. Qualcosa di simile è accaduto in primavera-estate. E questo non a Ferrara, a Milano o in Italia, ma in tutta Europa e nel mondo. Il Governo dovrebbe tenere ben presenti queste cose, quando programma i ristori e gli indennizzi alle imprese».

«Tutta la filiera della moda è ferma o ha subito fortissimi rallentamenti – spiega Laura Vallieri, presidente di Cna Federmoda Ferrara – Bisogna considerare che, accanto alle chiusure imposte ai punti vendita in molte parti d’Italia, sono sospese molte occasioni per indossare abiti di qualità. Si pensi alle cerimonie, ai matrimoni, alle occasioni ufficiali. Tutti momenti motivanti, che attualmente mancano, e inducono a rinviare, se non a cancellare, l’acquisto di capi». Situazione molto difficile quindi, in cui è impossibile prevedere cosa accadrà: «Oggi si naviga a vista – spiega la presidente di Federmoda – Io ho assistito a una riduzione a zero degli ordini per gli abiti da cerimonia, mentre la nuova attività di produzione di abiti realizzati con tessuti naturali sta dando buoni risultati». Europa e Stati Uniti fermi, Oriente che va fortissimo: è questo il riassunto della situazione secondo Dino Ragazzini, titolare di Inpell, azienda di Portomaggiore che opera nella subfornitura di cinture. «I flussi di vendite della moda sono cambiati rapidamente. Se guardo la mia azienda, che produce cinture, durante i mesi del lockdown il fatturato si è ridotto a zero, e quelli sono i mesi in cui normalmente si portano a casa le basi del guadagno annuale». –

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