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La Consulta per il S. Camillo Messa per non dimenticare

K.R.

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COMACCHIO

Riveste ben tre significati l’iniziativa denominata “Per non dimenticare”, organizzata domani dalla Consulta Popolare per il San Camillo e da CittadinanzaAttiva. Come ogni anno, saranno evocati quelli che sono stati definiti i «moti popolari per la difesa dell’ospedale» che proprio vent’anni fa determinarono una mobilitazione di massa della popolazione comacchiese per impedire il trasferimento notturno di apparecchiature ospedaliere nel nascente ospedale del Delta.

Al tempo stesso l’iniziativa è stata voluta «per non dimenticare gli amici della Consulta passati a miglior vita – spiega Giovanni Gelli, presidente della Consulta popolare per il San Camillo –, ma anche per non dimenticare quanti si sono impegnati nella difesa dell’ospedale e per ricordare le vittime di questa terribile pandemia da coronavirus».

Alle ore 7.30 di domani sarà dunque celebrata una messa nella chiesa del Santo Rosario. «Al di là dei fatti che hanno segnato il prosieguo della vicenda comacchiese – prosegue il presidente della Consulta, nonché coordinatore provinciale di CittadinanzAttiva –, dall’accordo istituzionale del 2001 sottoscritto dall’allora governatore Vasco Errani, alla manutenzione straordinaria del San Camillo, costata nel 2010 ben 13 milioni di euro, sino all’accordo prefettizio del 2017, le motivazioni profonde legate al ventennale della lotta popolare rimangono ancora valide».

legalità

La parola chiave, rivendicata oggi come nel 2000 dalla Consultà, è legalità: «Valore che richiama la centralità del cittadino, inteso come contribuente del servizio sanitario nazionale e, in quanto tale, ha il diritto di far sentire la sua opinione sulla gestione della spesa che, in provincia di Ferrara, manifesta alcune contraddizioni – osserva Giovanni Gelli –. Il più alto costo sanitario pro capite, ha imposto in Regione, nel 2013, un piano di riorganizzazione strategico, che non sembra aver dato i frutti sperati, tant’è che il costo pro capite è rimasto alto e la mobilità sanitaria passiva, extra provinciale è incrementata».

Nella sua disamina Gelli rileva come il caso dell’ospedale San Camillo di Comacchio, ora casa della salute, riveli «l’approccio ideologico interessato alla cosiddetta sanità privata», perché oltre all’esternalizzazione di servizi, quali mensa, manutenzioni, pulizie, si sono insediati anche medici di medicina generale (medicina di gruppo) e pediatri di libera scelta (pediatria di comunità). Ma anche le “prestazioni privatistiche” sono consentite.

la gestione

«Quando si prospetta l’ipotesi comacchiese di una gestione pubblica, accreditata ai privati, della chirurgia ambulatoriale o delle prestazioni specialistiche – conclude il presidente della Consulta Popolare per il San Camillo –, si grida all’arricchimento dei privati. La conseguenza è che la sanità ferrarese non risulta sempre in grado di fornire risposte adeguate alle esigenze dei cittadini, sui quali vengono caricate le spese di mobilità. A distanza di vent’anni dalla lotta popolare, il San Camillo ha dunque ancora qualcosa da dire». —

K.R.

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