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Prima a Cona, poi la guarigione «Temevo di lasciare i miei cari»

STEFANO BALBONI
Prima a Cona, poi la guarigione «Temevo di lasciare i miei cari»

Il racconto di Riccardo, colpito da virus: febbre alta e niente sapori «Ero stato prudente, ma l’attenzione deve rimanere altissima» 

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la testimonianza

La paura del ricovero, la lontananza dai propri famigliari e le intense giornate di cura all’ospedale di Cona con la vicinanza stretta di medici e infermiere. La testimonianza positiva di un paziente guarito dal Covid giunge dalla prima periferia di Ferrara, dove un uomo di 48 anni, Riccardo Barbieri, abita con la moglie e la suocera. «Erano alcuni giorni che avevo febbre alta, non percepivo più i gusti e avevo tosse», racconta. L’uomo si rivolge al medico di base, poi gli viene fatto il tampone e dato l’esito positivo chiama il 118 e l’ambulanza giunge al domicilio con tutte le protezioni del caso. Del resto lo stesso Barbieri dall’inizio della pandemia ha sempre utilizzato anche durante il lavoro tutte le cautele, quali mascherina e frequente lavaggio delle mani. «La sensazione di allontanarmi dai famigliari è stata bruttissima - spiega - la paura di non tornare più a casa era davvero tanta». Giunto al pronto soccorso Barbieri viene indirizzato in uno spazio dedicato ai pazienti “sospetti covid”, dove iniziano le procedure per la diagnosi. Dopo la Tac gli viene comunicato che ha una brutta polmonite. Il paziente viene quindi ricoverato in Medicina Interna II “degenza di coorte” , dove inizia un percorso di cura molto intensivo. «I primi tre giorni non miglioravo per niente - racconta - oltre alle medicine ero collegato h 24 alla bombola dell’ossigeno». Durante la degenza l’uomo nota però non solo la professionalità di medici e infermieri, ma anche la loro spiccata umanità e l’attaccamento al lavoro, ben oltre i compiti loro assegnati. «Mi trattavano come un fratello e vorrei ringraziarli moltissimo, in particolare due di loro, Elisa e Tommaso, mi sono stati molto vicino». Nei giorni successivi il miglioramento ha permesso a Barbieri di tornare a casa, dove sta vivendo il periodo di quarantena in isolamento. L’uomo ha potuto rientrare tra le mura domestiche con un’ambulanza, come previsto dai protocolli sanitari. Apposite unità speciali di continuità assistenziale dell’Asl, meglio note con l’acronimo di Usca e composte da personale infermieristico e medico, termineranno infatti il percorso di cura. —

STEFANO BALBONI

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