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IL CASO 

«La famiglia costretta a casa Tampone perso e poi rifatto»

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Un fiume di parole e tante ricacciate in gola. Ma la rabbia buca lo schermo. È quella di una mamma, che su Facebook racconta l’odissea della sua famiglia a Ferrara: «Il mio bambino di 5 anni - racconta - da martedì 17 scorso ha la febbre. Dopo tre giorni ho contattato il pediatra, mi dice che bisogna fare la segnalazione, che mi ricontatterà a breve. È venerdì e non lo sento più, così chiamo la guardia medica, che fa la segnalazione all’Asl. Domenica l’Asl mi dice che il bambino può fare il tampone martedì 24 alle 14.30 alla cittadella San Rocco».

Ad accompagnare il piccolo va il padre, la mamma, in ansia a casa, chiede una foto: «Il bimbo torna, piange, dice che gli hanno fatto tanto male, continua ad avere la febbre. Il fratello maggiore non lo mando a scuola, io faccio didattica a distanza (è un’insegnante, ndr), mio marito non va in ufficio per rispetto ai colleghi. Dicono che in 24/48 ore si avrà l’esito del tampone. Chiamo e richiamo il pediatra, ma l’esito non arriva: “Faccia una segnalazione, sono passate 72 ore”, mi dice. Invio la mail, ma non mi rispondono. Chiamo il numero verde, 45 minuti d’attesa, e l’operatore, gentilissimo, mi dice che mio figlio non risulta fra i bambini tamponati. Il ragazzo mi fa richiamare poco dopo da... non so chi, che mi dice che evidentemente mentre portavano i tamponi a Cona si è perso quello di mio figlio».Interpellata, l’Asl fa sapere che non risultano tamponi dispersi, si tratterebbe di tampone ancora in attesa di referto. —

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