Sanità, Comacchio rivendica il diritto alla tutela della salute
Dopo vent’anni dalla chiusura dell’ospedale San Camillo la ferita è ancora aperta Negri: «Recuperare e sviluppare i servizi ospedalieri è di primaria importanza»
comacchio
Per i comacchiesi l’ospedale San Camillo ha rappresentato, e in qualche modo rappresenta, molto di più di un luogo di cure. E se vent’anni fa la Consulta popolare portò tutti in strada e le barricate entrarono nella storia, oggi che le cose sono cambiate in maniera forse irreversibile la speranza di “riavere indietro” l’ospedale resta ancora accesa. E ben lo sa il sindaco Pierluigi Negri che ha seguito negli anni passo dopo passo lotte e vittorie ma anche sconfitte e sofferenze.
tra passato e futuro
«Sono passati 20 anni da quella notte del 27 novembre del 2000 dove i comacchiesi si opposero con coraggio e dignità, alla chiusura dell’Ospedale San Camillo – ha detto il sindaco –. Recuperare e sviluppare i servizi ospedalieri per fornire una qualità di primo livello, resta di primaria importanza. Il mio impegno a riguardo sarà sempre costante, cercando di raggiungere risultati a favore di tutta la comunità». C’è voglia di tornare in trincea? «No, non sarebbe possibile – commenta Negri –. La storia è andata avanti, ormai tutto è stato trasformato. Certamente da parte nostra l’attenzione deve restare alta. Questo è un territorio che soprattutto d’estate vede la popolazione diventare tre volte tanto e servono servizi di un certo tipo». Il ventennale che celebra la manifestazione pacifica dei comacchiesi del 27 novembre del 2000 per mantenere aperto l’ospedale San Camillo «non è solo un momento per ricordare il risultato fondamentale che il libero esercizio dei diritti costituzionali consente, tributo alla partecipazione civica che infonde scelte positive nella politica, ma anche per consentire di valorizzare il servizio sanitario nel Basso Ferrarese» commenta l’on. Tomasi, vicesindaco di Comacchio.
le distanze
«È in quest’ottica di modernizzazione del sistema sanitario, accelerata certamente dalla grave crisi da Covid-19 che non vanno dimenticate le esigenze della nostra comunità: vedere garantiti il diritto alla salute e alle cure, anche preventive, tenuto conto della composizione sociale – continua la deputata leghista –. Attualmente la nostra popolazione è sempre più composta da anziani e grandi anziani da un lato, mentre dall’altro le vie di comunicazione veloci per raggiungere i grandi poli ospedalieri sono pressoché inesistenti: basti pensare che un infartuato da Goro per arrivare a Ferrara impiega almeno un’ora e mezza.
esigenze e difficoltà
«In tal senso le esigenze dei cittadini debbono essere sempre poste al centro della riflessione anche sulla riorganizzazione delle strutture amministrative e sanitarie perché, se da un lato l’efficienza è importante, non va dimenticato i pesanti tagli alla sanità pubblica che, da oltre 10 anni a questa parte, hanno reso molto più delicato il lavoro degli operatori sanitari. Per questo manterremo alta l’attenzione, anche per ricordare l’impegno civico che su questi temi ha sempre contraddistinto la nostra realtà territoriale». —
annarita bova
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