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Plasma iperimmune, c’è l’accredito Cona aderisce a due protocolli «Finora 40 donatori disponibili»

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Parte concretamente, a Ferrara, il progetto di raccolta del plasma iperimmune, una delle possibili “armi” contro il Sars-Cov-2. «Ad oggi abbiamo 40 possibili donatori contattati e che si sono resi disponibili ad effettuare i controlli. Di questi, 12 si sono già presentati e hanno già effettuato il prelievo», spiega il dottor Maurizio Govoni, direttore dell’Unità di Immunoematologia Trasfusionale del Sant’Anna. Il 4 novembre scorso l’ospedale di Cona ha ricevuto una visita ispettiva per essere accreditato come Centro di somministrazione della terapia sperimentale con plasma iperimmune e il 20 novembre è arrivata l’ufficialità dell’accreditamento, annuncia il direttore dell’Unità di Malattie Infettive ospedaliera, Marco Libanore. Per l’utilizzo del plasma iperimmune l’azienda ospedaliera aderisce ai due protocolli sperimentali autorizzati in Italia: uno nazionale, chiamato “Tzunami”, con capofila Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) e Istituto Superiore di Sanità – che riguarda la raccolta del plasma e la somministrazione della terapia, e uno regionale che disciplina la raccolta di plasma e non comprende la parte infusionale. Per quello nazionale collaborano l’Unità di Immunoematologia Trasfusionale, che si occupa della raccolta di plasma, e Malattie Infettive, per la somministrazione della terapia. Allo studio regionale invece partecipa solo il Servizio Trasfusionale, per la raccolta.

«La Regione sta conducendo uno studio, guidato dal Centro Regionale Sangue, che si propone di testare – tra i pazienti convalescenti/guariti dall’infezione di Covid o tra i donatori abituali di plasma che possono essere stati pazienti asintomatici o paucisintomatici – chi possa essere un potenziale donatore di plasma iperimmune», precisa Libanore. È in corso la raccolta dei campioni a livello locale che vengono poi centralizzati nel Laboratorio di Pieve Sestina (Cesena), unico centro individuato per il dosaggio degli anticorpi che bloccano il virus. Esiste, comunque, una difficoltà di approvvigionamento del plasma: tra i pazienti che hanno superato la malattia, quelli che poi hanno effettivamente sviluppato gli anticorpi neutralizzanti sono una quota minima. «I criteri di arruolamento sono molto rigidi per i donatori - aggiunge Govoni - infatti non tutti i pazienti che sono o sono stati affetti dal Covid-19 possono essere considerati candidati adeguati alla donazione, oltre a parametri di selezione specifici (saturazione, problematiche di tipo respiratorio ecc.) nell’individuare i pazienti a cui questa terapia può essere somministrata». —

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