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I negozi ristretti dai confini «Cento, situazione difficile»

Fabio Terminali
I negozi ristretti dai confini «Cento, situazione difficile»

L’impossibilità di spostarsi fuori dal proprio comune porta alla riduzione dei clienti L’ex presidente Ascom: «Due passi oltre il centro e ci si ritrova nel Bolognese»

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La possibilità di riaprire i negozi di medie e piccole dimensioni durante questo fine settimana è stato indubbiamente ben accolto dai commercianti, che in questo modo hanno tirato un sospiro di sollievo e ridato un po’ di sfogo agli affari prenatalizi, dopo lunghe settimane di deficit imposto dalle chiusure obbligate.

Ma non tutti brindano, dopo l’ordinanza del presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, che ha allentato le misure di sicurezza. In attesa di un sospirato ritorno alla zona gialla, c’è chi ancora oggi è in una sorta di codice rosso. C’entrano i confini comunali, tuttora insuperabili.

«tanti colleghi insoddisfatti»

«Dovrebbero fare un giro a Cento, per vedere com’è la situazione». A parlare è Davide Fiocchi, commerciante di lunga esperienza nella città del Guercino e dal passato importante a livello di rappresentanza delle associazioni di categoria, visto che ha ricoperto il ruolo di presidente provinciale di Ascom-Confcommercio. È il titolare di un noto negozio di abbigliamento, che si trova proprio in pieno centro a Cento. «Ma guardi che non parlo solo per me – precisa Fiocchi –. Mi faccio un po’ portavoce di altri colleghi che sento ancora molto insoddisfatti, per i commenti che si sente in piazza».

Il problema è proprio quello dei confini territoriali, una perimetrazione anti Covid che non è decisamente “amica” sia di chi vuole fare compere non esattamente sotto casa, sia ovviamente dei titolari delle attività commerciali. E Cento è proprio “nel mezzo” di questa criticità.

«Pensi alla particolarità della nostra realtà – è l’invito al ragionamento di Fiocchi –. A un paio di chilometri dal centro cittadini o poco più, c’è il castello della Giovannina. Quando lo si passa si è a San Giovanni in Persiceto, quindi è già provincia di Bologna. Oppure al di là del ponte sul fiume Reno: due passi e siamo a Pieve di Cento, sempre Bologna. E sono solo due esempi».

E se le basi sono queste, quel che ne consegue è molto facile da immaginare. «Molti miei clienti abituali – prosegue il commerciante – vengono da fuori comune. Adesso, per via delle misure di tutela sanitaria, non possono arrivare da Decima, da Pieve di Cento o da Dosso, per dire. A pochi chilometri da qui, in effetti, ma è come se fossimo distantissimi. Quindi, dico io: è inutile stare aperti alla domenica, con queste limitazioni».

Soluzione di compromesso

Detto dell’importanza fondamentale della questione sicurezza e dell’obiettivo di limitare al minimo le possibilità di contagio, qualche proposta alternativa si affaccia. «Spero ovviamente che la situazione si sblocchi, tornando al più presto in zona gialla – aggiunge Fiocchi –, nel frattempo penso che sarebbe giusto sbloccare gli spostamenti e pensare ad aree diverse, per esempio su base regionale. Potrebbe essere una soluzione di compromesso piuttosto ragionevole, anche per una realtà come Cento, che non è certamente una grande città: le dimensioni sono diverse e anche i problemi».

In effetti non era mancata nei giorni scorsi la presa di posizione da parte di attività commerciali e forze politiche che avevano reclamato la possibilità di “abbuonare” le norme più stringenti in favore dei residenti nelle zone di confine, consentendo margini di tolleranza chilometrica per gli spostamenti infra-regionali. —

Fabio Terminali

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