Covid-19, è morto Vincenzo Trapella: decano dei collaboratori de la Nuova Ferrara
Lo storico collaboratore è spirato a 87 anni. Ha collaborato con la testata fin dalla sua nascita nel 1989
CODIGORO. Vincenzo Trapella, decano dei collaboratori de la Nuova Ferrara, si è spento il 3 dicembre a 87 anni: era positivo al coronavirus. Nelle scorse settimane le sue condizioni di salute si erano aggravate e nonostante il ricovero tempestivo all’ospedale Sant’Anna di Cona, Trapella, non è riuscito a vincere la battaglia con il Covid-19. Degli 87 anni compiuti il 28 settembre scorso, settanta li aveva vissuti nel nome della cronaca locale. Armato di penna, taccuino, macchina da scrivere prima e computer poi, ha sempre raccontato ciò che avveniva nel suo territorio, Codigoro e l’amato Delta del Po. Con la Nuova Ferrara c’è stata una collaborazione trentennale: il primo articolo agli esordi della testata nel 1989, l’ultimo il 19 ottobre scorso. Nel settembre 2019 aveva anche ricevuto un riconoscimento da parte dell'amministrazione comunale per il suo impegno a livello locale.
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PRIMI ARTICOLI
Quello fra il giornalismo e Trapella (per tutti “Trap”) è stato un amore scoppiato per caso. Ottenuta la licenza media, Vincenzo dovette interrompere gli studi per la morte del padre e, in quanto figlio maggiore, fu co-stretto a lavorare, prima al Consorzio di Bonifica poi alla Camera del lavoro. «In quel periodo - aveva raccontato “Trap” - c’erano i grandi scioperi e le occupazioni. A Comacchio durante una protesta ci scappò il morto e così vennero inviati due giornalisti professionisti, fra cui Renato Carli Ballola che mi vide interessato e mi chiese di fare il corrispondente per il Corriere del Po. Mi è piaciuto subito questo mestiere...». Presto però arrivò anche la proposta de L’Avanti, il quale non si occupava di cronaca locale, così alla fine preferì passare alla Gazzetta Padana. Dopodiché ecco la Gazzetta di Ferrara e praticamente da subito la Nuova Ferrara, con la quale ha collaborato fino alla fine.
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LA POLITICA
Ma l’attivo Trapella aveva un’altra grande passione in giovane età, quella per la politica. «Sempre a 16 anni – aveva ricordato - avevo le idee ben chiare, fra l’altro ero nipote di socialisti molto attivi, per cui aderii al Partito socialista e a 25 anni mi ritrovai segreta-rio per Codigoro, poi nel 1961 consigliere comunale, assessore “anziano” e assessore effettivo. Diciamolo, ero combattuto fra giornalismo e politica e alla fine - oggi posso dirlo - ho fatto l’errore di preferire la prima strada. Perché? Oggi in fondo per il giornalismo sono nessuno, mentre in politica avrei potuto far carriera. Ci fu un momento determinante, la possibilità di fare l’esame da giornalista professionista e, al contempo, l’ipotesi di diventare sindaco di Codigoro. Morale, rinunciai alla prima occasione e persi le elezioni, dovendo di fatto ricominciare una nuova vita».
IL MALINTESO
Trapella, però, dopo la Gazzetta Padana ebbe la possibilità di collaborare con Il resto del Carlino. «Ho sempre avuto nella testa l’idea di realizzare delle testate periodiche, dedicate al territorio. Così per i Lidi nacque L’Arenile. Siamo nel 1965 e il Carlino aveva appena pubblicato un mio pezzo sul nuovo metodo di semina del riso con l’elicottero. Ad una serata al mare fui presentato come giornalista dell’Arenile, solo che a quella serata era presente l’allora direttore del Carlino, che deluso da questo inter-ruppe la collaborazione».
LE RIVISTE
Non solo L’Arenile. Trapella in versione editore (Publitrap) ha pubblicato diverse riviste, a partire da Sport Dilettanti, uscito ogni sabato dal 1970 all’83 con i tabellini del-le partite dei campionati di calcio dilettantistici. Ma la rivista più celebre è indubbiamente Un Po nel Delta, uscita dal 1995 al 2007, nella quale hanno lavorato tanti giovani. Si occupava di territorio, dalla cultura agli spettacoli, fino a rubriche di turismo. «Nelle riviste facevo tutto io – aveva raccontato -, oltre a scrivere, ero l’editore e mi occupavo anche della pubblicità. Ho il rammarico di aver interrotto Sport Dilettanti, ma ero rima-sto solo e non riuscivo più a seguire tutto».
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IL TERRITORIO
Tanti anni di corrispondente hanno permesso a Trapella di vedere come sia cambiato il mestiere del giornalista, ma anche il territorio. «Beh, in fondo alcune cose non sono cambiate. Ad esempio la rabbia di persone colpite da articoli, spesso non scritti da me bensì dalla redazione centrale. Per questo motivo alcuni amici mi hanno tolto il saluto e mi dispiace. Mezzo secolo fa un compaesano voleva picchiarmi perché scrissi una storia piuttosto curiosa che lo riguardava; cose che capitano. Ma ho avuto anche tantissime soddisfazioni, ho incontrato molti personaggi, sono nate amicizie e ho sempre amato l’essere “protagonista” degli eventi nel modo in cui lo è un giornalista».
LE TRAGEDIE
Quella di Trapella è stata una vita difficile, costellata anche da brutti momenti, dalla morte del nipote Mattia il 13 agosto 2010 a pochi giorni dal 19º compleanno, alla perdita del figlio Gianni nell’ottobre del 2017 a 54 anni. «Gianni è sempre stato al mio fianco. Aveva iniziato portando gli elenchi telefonici in tutto il Basso Ferrarese, tanto che riempii l’appartamento appena affittato per poterli contenere. Da lì si appassionò alla pubblicità, insieme abbiamo aperto l’agenzia Publitrap ma in realtà era lui il referente. A 79 io ho smesso con questa attività, però sono rimasto in agenzia ad aiutarlo, fra eventi e iniziative di volontariato fino alla scoperta della malattia. Mi manca tanto...».
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