«L’altezza dipende da cosa mangiamo» Lo studio mondiale ha un “cuore” estense
Prezioso l’apporto delle ricercatrici di Unife Il lavoro svolto su 65 milioni di persone
lo studio
Condotto su 65 milioni di soggetti di età compresa tra i 5 e i 19 anni, in 193 nazioni, nel periodo 1985-2019, lo studio pubblicato dalla rivista The Lancet, che ha dimostrato quanto la qualità dell’alimentazione influenzi anche la statura, si è avvalso pure dei database dell’Emilia-Romagna e del lavoro delle ricercatrici Unife, Emanuela Gualdi, Luciana Zaccagni e Natascia Rinaldo, che conducono studi sull’accrescimento del bambino anche a Ferrara e hanno così potuto contribuire alla visione generale del fenomeno.
«La ricerca nasce in un contesto particolare, quello del network NCD-RisC, che è costituito da scienziati di tutto il mondo che si occupano dei fattori di rischio delle malattie non trasmissibili – spiega Gualdi, eminente studiosa di Unife – Questo network è coordinato dall’Imperial College di Londra, diretto dal prof. Majid Ezzati, con la collaborazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. In questo contesto, grazie alla nostra attività di studio sull’accrescimento e stato nutrizionale dei bambini e adolescenti dell’Emilia-Romagna, abbiamo collaborato all’interpretazione dell’andamento globale dell’accrescimento e dell’obesità nel bambino e nell’adolescente».
Lo studio ha evidenziato «la grande variabilità che caratteri come statura e peso, considerati indicatori di salute e qualità della dieta, mostrano tra bambini in età scolare che vivono nelle diverse regioni del mondo – continua Gualdi – Gli adolescenti di alcune nazioni europee, come Olanda, Danimarca, Montenegro, Islanda, sono in media i più alti nel mondo, mentre i più bassi sono i ragazzi che vivono in America Latina e in Asia meridionale e orientale».
Poi c’è la Cina, che ha evidenziato il maggior incremento di statura: 8 cm nei ragazzi attuali di 19 anni rispetto ai coetanei del 1985. Considerando poi, lo studio, il peso in proporzione alla statura tramite l’indice BMI (Body Mass Index), che distingue condizioni di sottopeso (valori più bassi dell’indice) o di sovrappeso e obesità (valori più alti), «si è rilevato che: gli adolescenti delle Isole del Pacifico, Medio Oriente, Stati Uniti e Nuova Zelanda hanno i valori più elevati di BMI, mentre i valori più bassi sono stati individuati in Asia meridionale e Africa centrale. E durante il processo di crescita – dice Gualdi – i bambini di numerosi Paesi mostrano un cambiamento dello stato nutrizionale con il passaggio a una condizione di sovrappeso anche in coloro che rientravano nella categoria del normopeso a 5 anni»; cambiamento attribuibile, secondo gli studiosi, a una alimentazione poca sana. Emerge, in generale, che «i maggiori incrementi staturali si sono determinati nei Paesi con economie emergenti e che tuttora esistono diseguaglianze nell’accesso a una sana alimentazione; è poi necessaria medesima attenzione alla crescita e alimentazione del bambino sia nei primi anni di vita che nelle età successive», conclude Gualdi. —
gi.cor.
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