Anche paesi e periferie restano senza circoli «Non è stato possibile equipararli ai bar»
L’Arci Ferrara ha tentato una mediazione a tutti i livelli, ma per ora la situazione non cambia
IL PROBLEMA
Realtà piccole e piccolissime, con i loro presidi. In una provincia estesa come quella ferrarese e in tempi di restrizioni negli spostamenti, poter godere di servizi di vicinato è fondamentale. Fra questi, un ruolo importante lo rivestono i circoli, specialmente per le persone anziane, ma non solo. Senza dimenticare, poi, che per i gestori spesso si tratta dell’unica fonte di reddito. Tutto questo per tornare ad affrontare il problema della loro chiusura per contenimento della pandemia. La sollevazione contro il provvedimento è stata unanime, si sarebbe voluta un’equiparazione ai bar per salvare il salvabile.
«Ci abbiamo provato - dice Alice Bolognesi, presidente provinciale Arci -, abbiamo chiesto che potessero essere applicate le stesse indicazioni date ai bar, specie in provincia, quindi niente tombole, giornali, carte, strettamente l’attività di bar. E abbiamo chiesto con insistenza, vista la gravità della situazione, di equiparare i circoli alle attività commerciali, naturalmente con gli stessi orari dei bar. Niente da fare: l’attività di bar è accessoria rispetto a quelle culturali e ricreative nei circoli, nessuna agevolazione, le indicazioni arrivate dal ministero sono queste».
Il problema, dunque, persiste, anche se sul territorio era stato ben compreso: «Abbiamo ricevuto grandi espressioni di solidarietà da parte dei sindaci - prosegue la presidente Bolognesi -, specie dalle realtà più piccole. Ma abbiamo dovuto mandare la comunicazione a tutti i circoli, al momento rimangono chiusi. Sono tutti molto amareggiati, non si spiegano perché magari hanno di fronte un bar aperto, anche se hanno ottemperato a sanificazioni e quant’altro previsto».
«Stiamo protestando e interloquendo con il governo - rincara il presidente regionale Arci, il ferrarese Massimo Maisto -, chiediamo le stesse possibilità degli altri, la somministrazione fino alle 18: negarle è ingiustizia e sperequazione, alcuni posti si rischia non aprano più. Il problema è un circolare del ministero degli interni che stiamo cercando di superare, il Dpcm non era chiaro al riguardo...». —
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