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Case popolari, patto Comune-sindacati per le nuove regole

stefano ciervo
Case popolari, patto Comune-sindacati per le nuove regole

Dopo gli scontri di febbraio nasce un tavolo di confronto I temi: decadenze e disagio. Sunia: cambiare l’impossidenza

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Il nuovo regolamento sugli alloggi di edilizia economica popolare finisce già “in manutenzione”. A meno di un anno dal varo, con lunga coda di polemiche per alcuni capitoli controversi tra i quali le uscite dalle case popolari e le certificazioni richieste agli stranieri, Comune e sindacati inquilini mettono infatti da parte le divisioni e si siedono attorno ad uno stesso tavolo, nel quale, pur non spuntando in maniera esplicita il tema di modifiche al regolamento, si discuterà di punti come «la gestione delle decadenze degli assegnatari» e le «iniziative per la tutela degli assegnatari appartenenti alle fasce fragili». E il Sunia si prepara a dare battaglia ancora sulla questione della impossidenza, sostanzialmente indimostrabile, degli inquilini extracomunitari.

filo riannodato

Il dialogo tra sindacati e amministrazione sulle nuove regole di assegnazione e mantenimento delle case popolari si era interrotto bruscamente nel febbraio scorso, con tanto di “minacce” da parte dei rappresentanti degli inquilini di rivolgersi all’allora insediante giunta regionale di Stefano Bonaccini. Ci fu poi l’approvazione in consiglio comunale e, dopo poche settimane, il coronavirus sconvolse tutti gli ambiti di vita, contribuendo tra l’altro ad innescare quanto certificato pochi giorni fa dall’Acer, cioè un notevole aumento delle morosità.

È dei giorni scorsi l’atto della giunta comunale che approva la bozza di protocollo d’intesa tra Comune e organizzazioni degli inquilini, cioè Sunia, Uniat e Sicet, per la «costituzione di un tavolo di confronto nell’ambito delle politiche abitative». Domani è prevista la firma, come conferma Maurizio Ravani (Sunia): «Restano distanze notevoli con il Comune su alcuni punti del regolamento, che intendiamo smontare, ma prendiamo atto della volontà di dialogo dimostrata anche dalla sospensione delle graduatorie per le assegnazioni, decisa la scorsa settimana a causa proprio dalla crisi». Uno degli obiettivi del sindacato inquilini, una volta seduto al tavolo, sarà comunque di superare «la norma sull’impossidenza, cioè sull’obbligo anche per gli affittuari extracomunitari di dimostrare il non possesso di case in patria, non attuabile perché questi documenti non sono quasi mai disponibili. Vi sono - sottolinea Ravani - diverse sentenze in Lombardia e Marche che danno ragione ai sindacati inquilini su questo punto: noi non abbiamo seguito la via giudiziaria perché contiamo di raggiungere questo risultato con il tavolo comunale».

le articolazioni

Il tavolo sarà composto da Comune e sindacati, ma si potranno sedere Acer, proprietari, studenti e Unife; sarà in qualche modo preparatorio del Tavolo territoriale di concertazione delle politiche abitative, previsto dalla legge regionale. Il tema centrale resta il «disagio abitativo» esploso in maniera definitiva con il coronavirus, puntando sui vari fondi (affitto e morosità incolpevoli) e al rilancio dell’edilizia residenziale. Entro due mesi dalla firma ci dovrà essere la convocazione.

cosa succederà

Il regolamento aveva già provato, nelle intenzioni del Comune, ad affrontare il disagio consentendo ad esempio il cumulo di punteggi alle famiglie che partecipano ai bandi. Al tavolo, si legge nella bozza di protocollo d’intesa, si cercherà una «preventiva condivisione» su sei punti. Si tratta della «gestione delle emergenze abitative e degli sfratti», con focus su quelli assistiti dal Comune; i programmi di recupero degli alloggi Erp; l’utilizzo del Fondo affitto e degli altri fondi a sostegno del disagio abitativo; la gestione della decadenza degli assegnatari; le iniziative per la tutela degli assegnatari appartenenti alle fasce fragili; le iniziative per favorire la mobilità all’interno dell’Erp.

Il Comune ammette le difficoltà, «la domanda crescente di un’abitazione, che si traduce in un progressivo allungarsi delle liste d’attesa», e ripropone la sua ricetta: «Ripensare alla concezione tradizionale della permanenza nell’alloggio popolare come un “diritto intangibile” e di rafforzare il controllo su requisiti di accesso e di permanenza e reddito degli assegnatari». L’impegno è d’incrementare i controlli, anche chiedendo la collaborazione della Guardia di Finanza. —

stefano ciervo

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