Mafia nigeriana, in manette il braccio destro di Dj Bugi
Arrestato a Trento “Dozen”, era sfuggito alla cattura durante una perquisizione Era uno degli ultimi latitanti “ferraresi”: il suo compito era controllare gli affiliati
Era uno degli ultimi latitanti “ferraresi” dell’organizzazione Vikings-Arobaga, il gruppo nigeriano radicato nel Nord Italia e smantellato a fine ottobre dalla polizia di Stato, nel corso di un blitz con 69 ordini di cattura per associazione a delinquere di stampo mafioso dedita allo spaccio di droga.
Lui, Godpower Okoduwa, 31 anni, detto “Dozen”, era riuscito a sfuggire all’arresto nel corso di una perquisizione a Musile del Piave, eseguita dalle Squadre Mobili di Ferrara e Venezia durante le indagini. Non ha potuto invece evitare la cattura sabato pomeriggio alla stazione di Trento, dove è stato notato da una pattuglia della Finanza. Insospettiti dal suo atteggiamento circospetto, i militari lo hanno bloccato e controllato, scoprendo grazie al Centro Elaborazione Dati interforze, che era ricercato e che doveva essere arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carico alla Mobile di Ferrara. Con la sua cattura - per la quale sono arrivate le congratulazioni del sindaco Fabbri - il cerchio si sta ormai chiudendo sui ricercati ancora irreperibili.
Gli inquirenti lo ritengono un uomo di fiducia di “Dj Bugi”, il capo responsabile dell’organizzazione Vikings–Arobaga per la zona di Ferrara e Veneto orientale, arrestato a sua volta a fine ottobre, dopo una latitanza di appena 24 ore. Emmanuel Okenawa, conosciuto come Dj Bugi, gli aveva infatti delegato l’attività di controllo sugli associati della zona di Padova-Venezia-Treviso. Un incarico che lo aveva posto “Dozen” a un livello medio alto della scala gerarchica dell’organizzazione criminale; in particolare Godpower Okoduwa, oltre a occuparsi, con metodi violenti e spietati del mantenimento dell’ordine interno e della risoluzione delle diatribe che spesso nascevano tra i diversi “norsemen” (il grado più basso dell’organizzazione), era attivo nello spaccio di cocaina tra Padova e Venezia, attività che esercitava dirigendo con metodi dispotici i diversi norsemen alle sue dipendenze e che spacciavano in strada.
A Musile del Piave, quando gli agenti della Mobile di Ferrara e Venezia avevano fatto irruzione nell’appartamento in cui viveva con altri associati, era riuscito a evitare per un soffio le manette. Durante la perquisizione i poliziotti avevano trovato, oltre a una piccola partita di cocaina, molti elementi utili alle indagini in quanto caratteristici della mafia nigeriana: in alcuni barattoli c’erano le somme mensilmente versate dagli associati e che venivano conferite alla base di Torino; c’erano poi i caratteristici baschi rossi degli appartenenti al gruppo, e la formula di iniziazione fatta ripetere fino allo sfinimento ai nuovi associati durante i riti di ingresso. —
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