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La mensa aziendale per gli smartworkers App, frigo e dietologi: le proposte di Unife

Alessandra Mura

Patto con Camst per pasti a domicilio: con il lockdown perdite del 40% Logistica, ingegneria, salute: dagli studenti soluzioni multidisciplinari 

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le idee

Se il lavoratore in smart working non può usufruire della mensa aziendale, bisognerà trovare il modo che sia il pasto a raggiungere il lavoratore. Una sfida legata a doppio filo con la pandemia - ma che guarda già agli effetti permanenti che la stessa pandemia è destinata a produrre - quella affrontata dagli studenti del corso di Innovation Design della Facoltà di Architettura di Unife.

40% di pasti in meno

Un progetto multidisciplinare e intra-ateneo che, nel solco della collaborazione avviata già da un paio di anni tra Unife, Unimore e Camst, azienda leader nella ristorazione aziendale e non solo, ha individuato proprio Ferrara come città-pilota per sperimentare queste soluzioni innovative. Suddivisi in gruppi, i venti studenti dell’Ateneo ferrarese coinvolti da ottobre stanno macinando le idee che a dicembre saranno presentate a Camst per essere perfezionate.

«Ogni anno produciamo 130 milioni di pasti in Europa, 100 in Italia, di cui un quarto destinati alla ristorazione aziendale - spiega Alberto Raneri, direttore Innovazione e Tecnologie Camst - Nel 2019 nel Ferrarese abbiamo distribuito un milione di pasti, di cui 150mila aziendali. A causa del lockdown però chiuderemo il 2020 con una perdita del 40%, concentrata in gran parte nel settore dei colletti bianchi».

In “soccorso” stanno intervenendo gli studenti coordinati dal professor Andrea Spaggiari (Dipartimento di Scienze e Metodi dell'Ingegneria di Unimore) e che, con il supporto dei docenti, stanno elaborando proposte che contemplano tutti gli aspetti del problema: logistico, estetico, ingegneristico, senza trascurare quelli legati a benessere e salute.

App e locker

Si chiama CamstWay il progetto curato da Giulia Vespiano, Matteo Aprili, Clelia Randazzo e Margherita Cucchi. Le chiavi sono rappresentate da una App e da vari locker, armadietti-frigo “smart” collegati a un alimentatore per garantire la refrigerazione del cibo, e organizzati in singoli moduli. Saranno collocati in zone strategiche del territorio comunale, che gli studenti stanno cercando di individuare attraverso una mappatura degli smartworkes cittadini. Questionari pubblicati su gruppi Facebook e reperimento dati da pubblicazioni e articoli sono gli strumenti utilizzati per capire in quali e quanti punti sistemare i locker.

Attraverso la App il lavoratore che opera da casa può scegliere e prenotare il suo pasto sulla base del menù proposto. Una notifica lo avviserà che “il pranzo è servito” e a quel punto ci vorrà circa un quarto d’ora di cammino per raggiungere il luogo di ritiro prescelto e ritirare il cibo. L’apertura dell’armadietto sarà automatizzata, la chiusura manuale con tanto di avviso nel caso non fosse stato chiuso bene. Allo studio anche il packaging, con moduli di dimensioni diverse a seconda che siano in versione slim o deluxe, dando inolte la possibilità all’utente di eseguire ordinazioni periodiche, anche modulate sull’intera settimana.

Dietologo e realtà aumentata

Il progetto include poi funzioni “avanzate”, a cominciare dal nutrizionista virtuale, a cui potersi rivolgere per ricevere consigli per uno stile di vita sano e una dieta bilanciata. Lo stesso tragitto, strutturato perché sia a piedi, costituisce un momento di stacco (fisico e mentale) dalla sedentarietà assoluta dello smartworking, e può diventare occasione per esperienze di realtà aumentata. Durante il cammino, ad esempio, l’utente può essere invitato a mettere insieme le tessere di un puzzle per ottenere una ricetta da sperimentare a casa e magari condividere con altri utenti.

Da un problema nascono dunque tante possibilità anche se il nodo irrisolto, nota il professor Spaggiari, resta quello della logistica che risulta essere totalmente sulle spalle di Camst. Negli orizzonti di risparmio energetico, decongestione del traffico e abbattimento dell’inquinamento che lo smartworking ha posto all’attenzione di tutti «deve aprirsi una riflessione sulla distribuzione degli oneri sull’intera filiera e, quindi, sulla città». —

Alessandra Mura

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