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Malati che non si aggravano Unife trova cause genetiche

stefano ciervo
Malati che non si aggravano Unife trova cause genetiche

Studio su 100 ricoverati a Cona, Delta e S.Marino parte di una rete internazionale Il ricercatore: chi produce poco interferone gamma sta peggio. Presto un test

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La caccia ai profili genetiche dei positivi “resistenti”, cioè coloro che non sviluppano forme gravi di Covid-19, sta producendo informazioni importanti anche nell’ottica di possibili trattamenti clinici. In particolare emerge, anche con il contributo di studi Unife sui pazienti degli ospedali ferraresi e di San Marino, il ruolo dell’interferone gamma, la cui carenza sembra correlata all’aggravarsi delle condizioni di pazienti positivi. Ed è già in fase avanzata la messa a punto di un test nasale in grado di dare responsi sia sul contagio che sulla predisposizione all’aggravamento dei singoli soggetti.

la novità

Gli effetti dell’interferone gamma nel trattamento del Covid-19 sono indagati da tempo, e le evidenze cliniche non sono univoche. La novità di questo studio sta appunto nella correlazione con il patrimonio genetico dei malati, anche perché il punto di partenza era un altro, come spiega il ricercatore Michele Rubini: «A marzo eravamo partiti dall’ipotesi di genere, cioè basata sull’osservazione che le donne fossero in qualche maniera più protette degli uomini - spiega il docente del dipartimento di Neuroscienze e Riabilitazione Unife - Poi le evidenze cliniche hanno portato a bilanciare nella sostanza i casi, e nel frattempo i dati raccolti ci hanno portato anche in altre direzioni». Il gruppo di lavoro di Rubini ha in studio l’evoluzione di 100 pazienti ricoverati a Cona, Delta e a San Marino, dove la prima ondata si è abbattuta in maniera violenta. Nel frattempo i ferraresi sono entrati in una rete di ricerca internazionale, che su numeri molto più grandi ha consentito di tirare in anticipo le prime somme. «È emerso che 9 geni risultano correlati con la gravità della malattia - spiega il ricercatore ferrarese - E tra essi alcuni sono legati all’interferone gamma».

gli sviluppi

È chiaro che queste conclusioni sono importanti per poter in qualche maniera anticipare l’evoluzione della malattia, e quindi concentrare le cure su chi è più a rischio. In prospettiva, anche di prevedere su base genetica chi potrebbe sviluppare il Covid-19 in forma grave. «Stiamo mettendo a punto - è sempre Rubini a parlare - un nuovo test nasale in grado di testare, oltre che la positività, anche appunto la predisposizione genetica dei soggetti. Nel giro un mese e mezzo potremmo essere pronti».

I ricercatori ferraresi contano molto sull’apporto dei dati provenienti non solo dai ricoverati, ma anche dai quarantenati a San Marino, un gruppo composto da 1.500 persone esposte al rischio contagio delle quali s’intende indagare le ragioni genetiche che in una parte di esse hanno predisposto all’infezione e allo svilippo di Covid-19: una casistica unica, in quanto un universo così vasto non è quasi mai disponibile per ricerche di questo tipo.

il contributo

Rubini e il suo gruppo tengono a sottolineare l’importanza del contributo finanziario di Coop Alleanza 3.0 in questo studio: 30mila euro con i quali è stato impostato il lavoro, reclutati i pazienti e coperte in parte le spese dei reagenti necessari, ed è stata inoltre spesata una borsa di ricerca per uno dei componenti del gruppo Unife. «Il nostro studio si sviluppa su tempi lunghi, compresi i necessari passaggi per i comitati etici, ed è imperniato sulla ricerca sul campo, per cui l’apporto di Coop Alleanza 3.0 è risultato fondamentale» conclude il ricercatore ferrarese. —

stefano ciervo

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