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rischio trasferimento a forlì 

Celanese, il Comune vuole sconti energetici per evitare il trasloco

Celanese, il Comune vuole sconti energetici per evitare il trasloco

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Celanese non è Alcoa, ma anche per gli americani della fabbrica chimica di Ferrara, come per i connazionali “sardi”, la questione del prezzo dell’energia è fondamentale; e rischia di esserlo anche per i possibili acquirenti dello stabilimento in predicato, invece, di trasferirsi in toto a Forlì. Per questo motivo l’amministrazione comunale ha cercato in queste settimane di giocare un ruolo attivo sul fronte della “parità competitiva” delle forniture energetiche rispetto al resto del polo chimico, visto che Calanese è insediata nell’ex area Solvay al di fuori delle mura del petrolchimico multisocietario. E la questione s’interseca con quella della Zona logistica semplificata, l’esclusione di Ferrara dalla quale sta scatenando forti reazioni.

la discriminante

«Esiste una discriminante tra il Polo chimico e il sito di Via Marconi, particolarmente rilevante per le aziende energivore, che è il costo dell’energia, al risparmio nel primo caso, a mercato nel secondo - spiega Angela Travagli, assessore comunale alle Attività produttive - La perimetrazione della Rete interna di utenza che insiste solo in parte sul polo chimico (piazzale Donegani) escludendo le aziende del sito adiacente (via Marconi), compromette ad oggi, la competitività e l’attrattività di potenziali investitori e di quelli esistenti nel sito».

turbogas

Di qui una serie d’incontri con i vertici Sef, proprietaria della centrale turbogas, aziende presenti nel Polo e con l’assessore regionale Vincenzo Colla al quale Travagli ha chiesto di «lavorare sulla unicità del Polo in modo da renderlo più attrattivo, facendosi interlocutore con Arera e il ministero. Considerare il Polo chimico come un unicum porterebbe vantaggi economici al nostro sistema produttivo e di conseguenza alla tenuta occupazionale di cui l’attenzione è alta».

La palla è ora nelle mani della Regione e degli organismi nazionali e ministeriali, anche se pure le multinazionali del petrolchimico potranno dire la loro in quanto soci del “condominio” del quale fa parte Sef. —

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