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Il filo spallino tra Fabbri e il ragazzino Rossi Da Scortichino al Centro, un affetto indelebile

Il filo spallino tra Fabbri e il ragazzino Rossi Da Scortichino al Centro, un affetto indelebile

Battista era il legame che univa Pablito a Ferrara: dal loro sodalizio tra campo e panchina è nato il Real Vicenza grazie ad un consiglio di Capello 

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la storia

«Quando allenavo il Piacenza e vincemmo il campionato di C (1975; ndr), per festeggiare invitammo la Juventus per un’amichevole di fine campionato. In quella squadra giocava Fabio Capello, campione affermato. E tra un abbraccio e l’altro mi disse: “Mister, con noi si allena un ragazzino molto interessante. Lo tenga d’occhio”. Nessuno lo conosceva allora: non aveva ancora 18 anni. Due anni dopo, quando passai al Vicenza, il presidente Farina mi chiese un parere su un ragazzino della Juventus: “Non ha mai giocato ed ha già tre menischi operati, ma ce lo danno quasi gratis. Che facciamo?”. Prendiamolo, risposi: Fabio Capello mi ha detto che...». Il ragazzo si chiamava Paolo Rossi. Inizia così il rapporto indiretto tra Pablito e Ferrara, tra il bomber mundial e la Spal. L’ex biancazzurro Capello consiglia a mister Battista Fabbri quel “giocatorino” fragile ma di talento.

la sfida

Nasce il Real Vicenza, quell’armonia magica che portò i biancorossi di Gibì in serie A trascinati dai gol di Rossi. È il 5 giugno del ’77 quando la Spal sbatte al comunale di Ferrara su quel Lanerossi. È la prima volta di Paolino sul campo di Ferrara. Biancazzurri in piena crisi (infatti a fine campionato retrocederanno in C), biancorossi in cosa promozione (e alla fine sarà massima serie). Il bomber fa i conti con i tacchetti di Boldrinbauer, il roccioso difensore di Ostellato ormai a fine corsa in casa spallina. Non segnerà, farà segnare. Finisce 1-1. Per Rossi e Fabbri la gloria diventa storia, il legame indissolubile.

lo show

Il 15 luglio del 2004, Rossi risponde alla chiamata dell’antico maestro. Al torneo di Scortichino c’è da fare festa, mangiare maccheroni e salame. Un bicchiere di vino e i soliti racconti di calcio e di vita di Battista. Pablito arriva, scende pure in campo. Perché prima della finalissima del torneo a sette giocatori va in scena un’esibizione tra vecchie glorie. Dai: vecchie non troppo, glorie senz’altro. Attorno al rettangolo di gioco sono assiepate oltre mille persone, la rete di recinzione non riesce a contenere il sapore dell’evento. Anche in questo essere gaudenti, Paolino e Gibì erano simili.

cerimonia

«Nel calcio ci vuole armonia, come in un’orchestra». È questa frase, scritta di fianco ad una foto gigante di Giovan Battista Fabbri, che campeggia all'ingresso del Centro Sportivo della Spal ufficialmente intitolato a colui che ha scritto pagine importanti di storia del club biancazzurro e non solo. La struttura spallina di via Copparo diventa - dunque - centro Fabbri: è il 25 marzo del 2017. E Rossi naturalmente c’è. Toccante la cerimonia a cui erano presenti l’allora sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, tutta la dirigenza spallina, la famiglia Fabbri ed ex calciatori allenati da Gibì.

«Pensavo di non emozionarmi, invece è successo - disse proprio Pablito -. Gibì ha visto in me cose che fino a quel momento nessuno aveva notato. Fu lui a dirmi “tu devi giocare centravanti”. Io, per la verità, ero molto perplesso, la prima partita a Mantova non fu un granché ma è stata l'unica in cui non mi sono trovato a mio agio, da lì in avanti è stato un crescendo. Io e lui ci siamo voluti bene, uno ha fatto la fortuna dell'altro, non mi meraviglia vedere qui così tanta gente perché Gibì era unico, in ogni città in cui è stato si parla di lui e questo significa che ha saputo lasciare un segno indelebile su tutti. Lui ha sempre amato la famiglia Spal. Questo è anche il momento giusto per intitolargli questa struttura, tocchiamoci... Oggi c'è questa festa, magari ci rivediamo presto per festeggiare la Spal».

Intanto, da lassù, Paolo e Battista si sono riabbracciati. —

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