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Meno giornate di pesca in mare «Dall’Europa proposta folle»

KATIA ROMAGNOLI
Meno giornate di pesca in mare «Dall’Europa proposta folle»

Nel 2021 una ulteriore riduzione del 15% dello sforzo di pesca per il Mediterraneo Le marinerie: «Al di sotto delle 170 giornate all’anno tiriamo i remi in barca»

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PORTO GARIBALDI

Marinerie in stato di agitazione, con re-invio al mittente, ossia l’Unione europea, la proposta di riduzione del 15% dello sforzo di pesca. Bocciando la proposta come «l’ennesima mazzata» per i nostri pescatori, le associazioni di pesca fanno quadrato in vista dell’incontro in programma martedì prossimo tra i ministri dei Paesi membri dell’Unione europea per scongiurare l’applicazione di una norma che manderebbe al lastrico un intero comparto.

gli interventi

«Le nostre imprese hanno già fatto molto – commenta Sergio Caselli, responsabile regionale di Lega Pesca E.R. –; basti pensare che in 20 anni il numero dei pescherecci, a livello regionale, è sceso da 1250 a 550 e, nonostante il graduale progressivo calo del pescato, tanto da sfiorare il 50% negli ultimi 10 anni, si continua a tagliare».

La proposta avanzata dalla Commissione Europea è ritenuta inaccettabile in termini di sostenibilità economica delle imprese, con ricadute gravissime anche sulle marinerie locali di Porto Garibaldi e di Goro, dove «la maggior parte dei pescherecci è di medie dimensioni, sui 13/14 metri di lunghezza e opera all’interno di un mare, l’Adriatico non equiparabile all’oceano Atlantico. A questi aspetti si sommano le gravi limitazioni che da anni patiscono i nostri pescatori – va avanti Caselli – dettate dalle zone interdette alla pesca, come lo sono il poligono di tiro di Foce Reno, gli impianti Eni in Romagna e l’istituenda zona Sic che, in quanto protetta, comporterà ulteriori restrizioni».

Le associazioni di pesca dell’Alto Adriatico, in una nota congiunta, fanno appello al governo a non accettare la proposta di un’ulteriore riduzione della pressione di pesca, sollecitando, di contro, l’adozione di provvedimenti che pongano al centro una maggiore sostenibilità economica delle imprese.

i rischi

«Ci sono mercati ittici – incalza Sergio Caselli – che riducendo la quantità di pescato, a forza di tagliare, faranno fatica a restare aperti».

Con meno di 170 giornate di pesca complessive in un anno, a fronte di costi superiori ai ricavi, le piccole e medie imprese dedite alla pesca sul territorio locale andrebbero incontro a conseguenze inevitabili, quali la chiusura o il fallimento. Attorno alla problematica si sofferma anche Vadis Paesanti, vicepresidente Confcooperative FedAgriPesca Emilia Romagna, il quale sottolinea che «in estate c’è il fermo biologico di 40 giorni, a cui fanno seguito due mesi con settimane di lavoro a 4 giorni, senza calcolare le incognite legate al maltempo e ad un anno nefasto come quello attuale, segnato dal Covid 19. Mi chiedo come si possa arrivare a decidere di ridurre ulteriormente le giornate di pesca! Con quale coraggio si decidono cose del genere? È assurdo. Questo significa far chiudere tutto il comparto».

i numeri

Gli indirizzi provenienti da Bruxelles sono ben chiari e per l’Italia si tradurrebbero in una riduzione addirittura del 17% per la pesca a strascico di triglia, gambero rosa, nasello e scampo, specie che ancora sostengono le marinerie locali, da anni alle prese con una crisi di settore di portata nazionale. «Governo ed europarlamentari seduti a Bruxelles – conclude Paesanti –, indistintamente dai partiti di appartenenza impediscano che si metta nero su bianco una proposta folle, che non parla neppure di indennizzi. Le nostre flotte devono continuare ad organizzarsi, per attuare le misure del Piano di gestione». —

KATIA ROMAGNOLI

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