Infermieri “speciali” via al corso formativo presto i primi diciotto
È partito la scorsa settimana, e terminerà in marzo, il nuovo corso di formazione per infermieri di famiglia e comunità che ad aprile “regalerà” al territorio i primi 18 infermieri selezionati dall’Asl con un bando interno per implementare l’assistenza territoriale. Si punta a formarne 56 in tre anni, di questi infermieri dalle competenze specialistiche che non sono figure «innovative – sottolinea Monica Calamai, direttore dell’Asl – già l’Oms parlava di nuovo infermiere nel 1998 come di colui che aiuta le persone ad adattarsi a malattie e disabilità croniche, lavorando a domicilio, e diverse regioni hanno già attivato sperimentazioni o presentato proposte di legge per istituire la figura dell’infermiere di famiglia; l’ha previsto il Patto per la salute nel 2019 e il Decreto Rilancio per potenziare la presa in carico dei soggetti affetti da covid. Ci sono anche state resistenze ma alla fine ci siamo arrivati a questa figura che può cambiare il volto dell’assistenza territoriale».
Figura che sarà di riferimento per tutta la popolazione e soprattutto per anziani e pazienti cronici, ma anche in particolari condizioni epidemiologiche come l’attuale, «potrebbe avere una funzione importante – aggiunge Calamai – anche nella campagna di vaccinazione per il covid».
E per tutto questo è necessaria una formazione specifica, servono competenze, «saper identificare e gestire le priorità assistenziali; serve conoscere il panorama dell’offerta dei servizi territoriali e le modalità d’accesso e realizzare piani assistenziali nell’ambito dell’equipe multi-professionale, lavorare in stretta collaborazione con il medico di medicina generale e i pediatri di libera scelta per le situazioni di maggiore fragilità, cronicità o complessità, e sempre con particolare attenzione – sottolinea Calamai – all’innovazione, alla telemedicina e alla tele-assistenza».
E questo è l’obiettivo del nuovo corso, strutturato in sette moduli, che in futuro, in collaborazione con l’università di Ferrara, potrebbe trasformarsi anche in un master di primo livello. —
g.cor.
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