Le vongole tornano a nascere in nursery Un raggio di sole illumina la Sacca
Il biologo Turolla: «Siamo passati da meno del 10% al 27%» E le prospettive sono ottime, con un futuro finalmente roseo
goro
Le vongole sono tornate a nascere nella Sacca di Goro. Dopo cinque anni di crisi, il seme ha riempito le ceste degli allevatori che adesso, a quanto pare, possono iniziare a guardare lontano almeno per qualche anno. Il perché il novellame sia ricomparso in maniera importante sul fondale, è ancora da capire: «Io naturalmente un’idea la ho – spiega il biologo Edoardo Turolla –, ma per il momento lo studio è in fase embrionale e avrò risposte certe solo con il passare dei mesi. Quello che posso certamente dire è che si tratta di un ciclo naturale, non c’è niente di antropico». In poche parole, l’uomo non ci ha messo le mani perché, purtroppo o per fortuna, la natura è comunque più forte.
vendita ferma
Una bella notizia in questo 2020 che invece per quel che riguarda la vendita tanto del pesce quanto di cozze e vongole vedrà un segno negativo per la scarsa richiesta in quello che invece dovrebbe essere il periodo clou a causa della chiusura serale dei ristoranti e dei pranzi tra pochi intimi tra Natale e Capodanno.
La molluschicoltura è, fra le attività di acquacoltura tradizionalmente intraprese nella Sacca di Goro, quella che ha raggiunto lo sviluppo maggiore e gli allevamenti occupano ormai circa 10 chilometri quadrati dei suoi 27 chilometri quadrati totali. La superficie in concessione destinata all’allevamento di vongole veraci ammonta a circa 1. 600 ettari ed è situata all’interno della Sacca.
il novellame
«Altra cosa è la nursery – ci tiene a specificare Turolla –. La zona dove nascono e crescono le vongole è quella più esterna e sono circa 800 ettari». Qui per qualche ragione che ancora oggi vede aperti numerosi studi, le vongole trovano l’habitat naturale per nascere e crescere e quando sono sufficientemente grandi per essere piantate, vengono appunto prelevate e portate nelle concessioni all’interno della Sacca. Niente di diverso dalle piantine che dal vivaio sono poi trasferite in terra.
Dal 14 settembre e fino al primo dicembre, per un totale di 37 giornate di raccolta, le 70 cooperative autorizzate sono uscite per prelevare il seme. «Il reperimento del seme selvatico è fondamentale – prosegue il biologo –, altrimenti non potremmo avere la produzione che da sempre caratterizza questo territorio. Quest’anno, un po’ a sorpresa a dire il vero, siamo arrivati a raccogliere il 27% della quantità di seme necessaria per il fabbisogno della Sacca di Goro, mentre negli ultimi tre anni eravamo sotto al 10%. E mi sento di poter dire che l’anno prossimo faremo meglio».
i numeri
Le cooperative sono appunto 70 tra quelle di Comacchio e quelle di Goro che hanno le concessioni in Sacca e al largo di Lido Volano, per un totale di 1.650 addetti. Per ogni cooperativa la raccolta del seme è direttamente proporzionale al numero di soci: «Sono state fissate cinque ceste ad addetto per ogni uscita, una cooperativa che conta 10 persone ha diritto a 50 ceste. Il contenuto è molto variabile, all’inizio tutti prelevano con una certa intensità ma poi pian piano ci si ferma perché gli allevamenti sono stati riempiti. In linea di massima quest’anno abbiamo avuto una media di 56,8 ceste ad addetto per un totale di 94.115 ceste raccolte, con qualche variabile irrilevante. Insomma, una buona produzione per il 2021, e andremo a migliorare».
E per la Sacca? «Non ci sono problemi, per fortuna. La situazione è nettamente migliorata dal 2015, dopo anni tragici di moria continua mentre adesso va tutto molto bene grazie ai lavori che sono stati fatti». La tempesta non è ancora passata, «ma un po’ di sole possiamo già intravederlo». —
annarita bova
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