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studio sulla prima ondata 

Aspettativa di vita ridotta Ferrara “perde” 4 mesi

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L’effetto Covid comincia a farsi sentire sulle aspettative di vita, anche se a livello territoriale le differenze sono marcate. Uno studio del demografo padovano Stefano Mazzuco utilizza i dati della prima ondata e del “reflusso” estivo per stimare il costo in termini di mesi o addirittura anni che vengono a mancare in media a causa dell’aumento di mortalità da pandemia. Ferrara, subito dopo Ravenna, risulta essere la provincia emiliano-romagnola dove la speranza di vita si riduce in maniera inferiore almeno nella popolazione maschile, sulla quale la prima ondata si è abbattuta in maniera più violenta.

Nelle proiezioni di Mazzuco, basate sul principio della «assunzione conservativa», assegnando al periodo non ancora osservato (settembre-dicembre 2020) il livello di mortalità del 2019, i ferraresi scendono come aspettativa di vita da 80 anni e 2 mesi del pre-pandemia a 79 anni e 8 mesi del 2020. Solo Ravenna riesce ad assorbire meglio l’impatto del virus, sotto questo profilo, mentre in altre province emiliano romagnole come Piacenza e Parma il conto diventa davvero pesante: tre anni e mezzo in meno da vivere in media nel primo caso, oltre due nel secondo. Se poi si va a consultare le proiezioni per le province lombarde, ecco “perdite” ancora maggiori, quattro o addirittura cinque anni in meno di aspettativa di vita (Cremona, Bergamo e Lodi).

Il limite di questo studio è appunto l’impossibilità di calibrarsi sui dati reali della seconda ondata, che è stata più omogenea a livello territoriale e anche di genere (le donne non sono risparmiate, anzi), con un quasi certo peggioramento generalizzato.

Già con le prime proiezioni, tuttavia, il quadro non ha precedenti nella recente storia del Paese, e nemmeno territoriale. L’unico precedente possibile è relativo alle due guerre mondiali: durante la prima l’aspettativa di vita addirittura si dimezzò, sia per gli uomini che per le donne, mentre nel secondo conflitto il calo medio fu di circa dieci anni a livello nazionale. L’influenza mal contrastata del 2015, invece, “riforzata” in estate da ondate di calore anomale causò una riduzione della speranza di vita di tre mesi. —

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