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il caso  

Erba medica al palo Il nodo trasporti frena le esportazioni

A. T.

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«Difficoltà per l’export di foraggi di qualità, in particolare per l’erba medica disidratata, a causa degli squilibri tra domanda e offerta e, soprattutto, per le difficoltà nella logistica».

Lo sostiene Confagricoltura Ferrara, che sottolinea come la ridotta movimentazione delle merci dovuta alla pandemia ha comportato dei limiti alla dislocazione dei container nei principali porti italiani e un aumento esponenziale dei costi di noleggio.

Il settore dei foraggi disidratati negli ultimi anni ha accresciuto notevolmente la sua quota di esportazioni, tanto da superare, nel nostro Paese, le 400mila tonnellate nel 2019. In provincia di Ferrara sono circa 20.000 gli ettari destinati a erba medica; a campagna ultimata (le operazioni di raccolta si sono concluse a metà novembre), interviene Paolo Lodi, componente dell’assemblea dei delegati di Confagricoltura Ferrara e uno dei massimi produttori ed esportatori ferraresi e nazionali.

«Quella del 2020 – dice Lodi – è stata un’annata molto buona sotto l’aspetto produttivo, per qualità e resa. Siamo partiti un po’ in ritardo per le mancate piogge primaverili e il primo raccolto è risultato modesto, poi man mano la campagna si è ripresa recuperando soprattutto nei mesi di luglio e agosto, quando solitamente i raccolti sono più ridotti; quest’anno, grazie a condizioni meteo favorevoli con piogge ben distribuite, le piante hanno prodotto bene e i risultati sono stati buoni, sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo. Noi vendiamo circa il 70% sui mercati di Emirati Arabi e Arabia Saudita. Fino a metà 2019 – dice ancora Lodi – abbiamo esportato molto in Cina, avvantaggiati dagli alti tassi imposti a questa potenza dagli Stati Uniti. Alla riapertura degli scambi tra i due Paesi non si è più venduto, così ci siamo orientati verso l’Arabia Saudita, il nostro maggior canale di vendita attuale. Purtroppo – sottolinea Lodi – oggi registriamo grosse quantità di giacenze invendute a causa dei costi di trasporto troppo alti, direi raddoppiati, che nell’ultima annata hanno determinato il mancato ritiro di prodotto da parte degli Emirati. Di fatto sono saltati tutti gli schemi; per essere più chiari, se fino allo scorso anno le compagnie marittime applicavano prezzi a container da 6/700 euro, questi oggi hanno raggiunto i 1.500 euro.

«È bene non dimenticare – dichiara Lodi – che il valore di un container di erba medica è di circa 4.500 euro e non consente di coprire costi di trasporto così alti. Purtroppo anche sul mercato interno si riscontrano difficoltà. C’è la necessità di stimolare il consumo di erba medica disidratata da parte degli allevamenti; il prodotto disidratato ha certamente un costo superiore rispetto all’erba medica tradizionale, per questo parrebbe non essere alla portata di tutti, ma così non è; il nostro foraggio ha un tenore proteico più alto, se ne consuma di meno, garantisce benefici per la salute degli animali e conseguentemente maggior produzione».

«Chiediamo – esplicita ancora Lodi in conclusione – che anche la filiera dell’erba medica venga considerata come quella del grano o del mais». —

A. T.

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