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«In classe senza alcun tampone» Da Dogato critiche al protocollo

«In classe senza alcun tampone» Da Dogato critiche al protocollo

Lettera alla Nuova di genitori e insegnanti della scuola elementare: dopo 14 giorni non ci sono garanzie sulla fine della positività 

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il caso

Sul caso positivi alle elementari di Dogato, intervengono genitori e insegnanti con una lettera alla Nuova Ferrara. «Siamo rimasti tutti stupiti, quasi increduli, di fronte alle modalità di gestione di un potenziale focolaio di contagio da coronavirus, così come previsto dai protocolli vigenti dell’Asl. Allo stato delle cose, ove si verifichi uno o più casi all’interno della scuola (alunni o insegnanti che siano), tali protocolli consentono ai genitori di scegliere se fare o meno il tampone molecolare o qualsiasi altro test rapido ai propri figli. Lasciando tale scelta al “buon senso” delle persone non si potrà mai arrivare a un tracciamento completo dei contagi. A riprova di questo bisogna segnalare che alcuni genitori hanno rifiutato di sottoporre i propri figli al tampone, creando di fatto un caso unico in tutta la provincia di Ferrara. Questi bambini, secondo il protocollo Asl, sono potuti rientrare in presenza dopo i 14 giorni di isolamento fiduciario alla stregua di quelli che, per senso civico e di comunità dei genitori, il tampone l’hanno eseguito. Il paradosso sta nel fatto che, benché i bambini tamponati fossero risultati negativi, sono stati obbligati ad osservare gli stessi giorni di quarantena di chi il tampone non l’ha voluto fare. Un voler uniformare le cose che ha avuto conseguenze anche sulla vita lavorativa dei genitori. E resta la preoccupazione di potenziali casi di positività non tracciati nelle classi. È noto a tutti che, benché siano state poste delle soglie, un positivo può rimanere tale per lungo tempo, ben oltre i 14 giorni previsti dal protocollo. Questo potrebbe essere fonte di ulteriori contagi con asintomatici, che inconsapevolmente diventano un rischio concreto per le fasce più deboli, i nostri cari nonni».

«È doveroso porre interrogativi a chi è chiamato a predisporre i protocolli sanitari di sicurezza. Secondo quali criteri non viene imposto l’obbligo del test a tutti i contatti dei positivi accertati? Come è possibile limitare a soli 14 giorni l’isolamento dei non tamponati? Su chi ricadrebbe la responsabilità di un innesco di nuovo focolaio, in caso di rifiutano dei test? E se questi avessero conseguenze nefaste? Come è possibile far ripartire in sicurezza la didattica in presenza, in tale incertezza? La preoccupazione di tanta gente merita risposte puntuali», chiudono. —

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