Morì dopo lo scontro in moto L’automobilista non ha colpe
La tragedia nel 2016 Il giudice non ha riconosciuto alcun nesso tra la morte e lo schianto di un mese prima contro una macchina
BONDENO. Nessun nesso tra la morte per infarto di un motocicista, Roberto Menghini sessantenne di Sermide, cardiopatico, e l’incidente in cui era rimasto coinvolto (un mese prima del decesso) nel Bondenese, nell’estate 2016.
È la decisione presa ieri in tribunale a Ferrara dal giudice Caucci, che ha prosciolto dall’accusa di omicidio stradale un automobilista bondenese – che all’epoca dei fatti aveva 77 anni – che si era scontrato con la moto dell’operaio mantovano.
LA CONSULENZA
Il giudice ha infatti accolto la tesi della difesa, rappresentata dall’avvocato Michele Ciaccia, che ha presentato una consulenza medico-legale del dottor Stefano Marinelli, indicante, appunto, come non vi fosse un nesso di casualità tra la morte del motociclista e l’incidente. Circostanza che tuttavia era sostenuta dalla procura e dal suo consulente Stefano Malaguti, e pertanto ieri al processo il pm onorario Rossetti ha chiesto la condanna a una pena di 8 mesi per l’automobilista. Il giudice, accogliendo la tesi difensiva, ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di Roberto Mattioli, il conducente dell’auto, poiché il reato rimasto, quello delle lesioni (fratture al braccio del motociclista) era procedibile solo su denuncia di parte, mai presentata.
L’incidente
L’incidente era accaduto il pomeriggio del 28 luglio 2016: Menghini e un amico - entrambi in sella alle rispettive moto - stavano percorrendo la Virgiliana quando, quando all’altezza dell’incrocio con la via del Cavo Napoleonico si era verificato lo scontro con l’auto del bondenese. Entrambi i motocicilisti erano rimasti feriti e l’operaio 60enne era stato trasportato all’ospedale di Cona mentre l’amico al Maggiore di Bologna. Menghini , ricoverato in terapia intensiva, era poi deceduto per un infarto il primo settembre. —
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