Una scultura maestosa con una datazione apocrifa
La “Madonna della melagrana” è ritenuta uno dei massimi capolavori della scultura italiana del Quattrocento.
Commissionata all’artista senese nel 1403 dagli esecutori testamentari di Virgilio Silvestri, la maestosa opera fu collocata nel settembre di tre anni dopo sull’altare di famiglia nell’antico Duomo. L’iscrizione sul basamento, che riporta la data 1408, è pertanto apocrifa, aggiunta probabilmente agli inizi dell’Ottocento. La Madonna della melagrana rappresenta, quindi, il primo sicuro punto fermo per la ricostruzione dell’attività di Jacopo della Quercia.
La scultura è stata sempre oggetto di grande devozione da parte dei ferraresi che, fin dal Settecento, la chiamarono “Madonna Bianca” o, più affettuosamente, “Madonna del pane”, in quanto nel Rotolo della Legge che il Bambino stringe nella manina vi si riconosceva la caratteristica forma del tipico pane ferrarese.
La natura stessa del frutto, la melagrana, composto da chicchi raccolti all’interno di una scorza, ha generato diverse letture simboliche nel corso del tempo. Nel Cristianesimo la melagrana evoca la resurrezione di Cristo e la castità della Madonna. Nel capolavoro di Jacopo, il frutto è tenuto dalla Vergine con la mano destra, elemento che consente di associare alla purezza il valore simbolico dell’attributo iconografico. La grandezza della Madonna della melagrana si misura anche con la ricchezza di riferimenti. —
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