Confesercenti “dribbla” il 2020 «Vediamo la luce, ci rifaremo»
Il presidente Scolamacchia non nasconde un cauto ottimismo per il futuro Ma avverte: diciamo basta a provvedimenti pesanti con preavvisi di 24/48 ore
Marcello Pulidori
Un anno che ha minato molte certezze. Lo definisce così, questo 2020 che volge al termine, il presidente di Confesercenti, Nicola Scolamacchia. «Mai prima d’ora – dice Scolamacchia – si è affrontata una crisi di così grave portata e difficile prevedibilità. I giorni sono diventati settimane, e poi mesi. La nostra stessa percezione del tempo è cambiata».
Un pensiero che Scolamacchia rivolge anche ai colleghi imprenditori: «In molti – afferma il presidente – si sono sentiti inermi e inascoltati. Ognuno di loro rappresenta una nostra mancanza».
«La Confesercenti – prosegue nella sua lettera Scolamacchia – è la voce delle imprese. La Confesercenti è la casa degli imprenditori che operano nel commercio, nel turismo, nei servizi».
«I provvedimenti di facilitazione all’accesso al credito e di sospensione dei mutui – sono sempre parole di Scolamacchia –, l’estensione dell’accesso alla cassa integrazione alla totalità delle imprese, il riconoscimento del credito di imposta per gli affitti, l’esenzione del pagamento delle tasse di occupazione del suolo pubblico. E ancora, la cancellazione dell’Imu e lo stanziamento di fondi specifici per settori economici particolarmente colpiti, la proposta di bandi e contributi a livello regionale e locale a sostegno delle nostre imprese. Non meno importante – sottolinea ancora Scolamacchia – la definizione di protocolli di sicurezza per tutte le attività economiche che fossero operativamente gestibili».
Un pensiero va anche al futuro, «che non sarà facile – dice ancora il presidente della Confesercenti – sebbene all’orizzonte si intraveda la luce, i vaccini che progressivamente arriveranno e si diffonderanno, sarà necessario rafforzare ulteriormente la nostra azione per rendere possibile la sopravvivenza di un intero tessuto imprenditoriale e sociale, partendo da un presupposto sacrosanto: il rispetto del lavoro privato». Infine uno degli ultimi messaggi di Scolamacchia riguarda la tempistica: «Non è più tollerabile che si continuino ad emettere provvedimenti che impattano pesantemente sulle nostre imprese, con preavvisi di 24/48 ore». —
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