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l’inchiesta 

«Sette medici di Cona fecero il possibile per curare il ragazzo»

D.P.
«Sette medici di Cona fecero il possibile per curare il ragazzo»

Il giudice: archiviazione per la morte di Pier Paolo Padovani La tragedia un anno fa: stroncato da infezione fulminante  

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Il decesso del ragazzo fece scattare la profilassi per 114 persone: 57 tra medici e infermieri del Sant’Anna e 57 pazienti che si trovavano al Pronto soccorso di Cona, tra il 25 e il 25 novembre dello scorso anno, quando si consumò la tragedia di Pier Paolo Padovani, studente ferrarese di 29 anni.

Fu fatto il possibile

Fu davvero una tragedia, la sua morte, perchè causata da una infezione devastante, una setticemia da meningococco, nota in letteratura medica come “porpora fulminante”, contro cui i medici del Sant’Anna e del Pronto soccorso che lo curarono fecero il possibile e non poterono evitare il drammatico epilogo. Per questo motivo il giudice Vartan Giacomelli ha archiviato l’indagine giudiziaria che vedeva sette medici dell’ospedale di Cona indagati per omicidio colposo: una indagine condotta dal pm Fabrizio Valloni, che sulla base della consulenza dei periti della procura che hanno evidenziato che «il comportamento dei sanitari può essere giudicato sostanzialmente corretto» aveva portato il pm a chiedere l’archiviazione. Ora accolta dal giudice Giacomelli poichè, spiega, «ritenuta l’infondatezza della notizia di reato (per i motivi medico-legali, ndr) e la non utile sostenibilità dell’accusa in giudizio», il procedimento va archiviato.

domenica e lunedì

La tragedia si consumò tra il 24 e 25 novembre del 2019: Padovani venne accolto al Pronto soccorso a Cona, la domenica 24, quindi dopo diverse ore dimesso. Il lunedì, nel pomeriggio, si presentò di nuovo coi familiari al Pronto soccorso perchè le sue condizioni di salute erano peggiorate e nella prima serata morì. Una morte per “porpora fulminante”, patologia che in poche ore porta al decesso, purtroppo, anche nel caso di una diagnosi corretta e precoce, dissero i periti. Dunque secondo i periti e le conclusioni della procura, i medici fecero il possibile e il decesso non può essere collegato a loro condotte imprudenti o negligenti, anche per quanto riguarda il medico di Pronto soccorso del primo giorno che visitò e poi dimise il ragazzo. —



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