Teatro all’aperto, danza, dialetti. Ovadia: le mie idee per Ferrara
Il direttore dell’Abbado anticipa alcune iniziative per le prossime stagioni. Balboni (FdI) lo accusa di offendere la sua parte politica: «Mai avuto pregiudizi»
FERRARA. Non è andata giù, al senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni, l’affermazione del neodirettore del Teatro Abbado Moni Ovadia secondo cui la sua nomina da parte di un’amministrazione leghista rappresenterebbe “un inizio di consapevolezza del deficit culturale della destra”. Una «esibizione di arroganza e supponenza di cui Ferrara non ha alcun bisogno», oltre che «l’ennesima dimostrazione di quanto ancora persista in certa sinistra l’antico vizio intellettuale di sentirsi sempre in diritto, dall’alto della propria presunzione, di denigrare l’avversario», tuona Balboni, invitando «l’esimio professore a evitare in futuro simili passi falsi».
La replica
Nessuna volontà di offendere, replica l’artista, ma «solo la constatazione che, politicamente, la cultura non è mai stata una priorità del centrodestra, e con questo non voglio certo dire che nel centrodestra sono tutti ignoranti e non mi esprimo mai sulla base di pregiudizi». Rivendicando con orgoglio i suoi «sessant’anni di militanza a sinistra», Ovadia chiarisce che «io le mie idee le difendo, è un’istanza etica: sono antifascista e dalla parte degli umili, dei diseredati degli oppressi e degli sfruttati, ma non sono settario. E se un’amministrazione comunale leghista sceglie uno come me per dirigere il teatro, che è patrimonio di tutta la città, trovo che sia una cosa positiva. Perché la cultura è l’unica cosa che ci può salvare, è il vero ponte per costruire una comunità nazionale. E se il centrodestra raccoglierà questa sfida, migliorerà se stesso. Così come migliorerà se stesso liberandosi da ogni residuo legame con il fascismo». Da spirito libero e impermeabile alle polemiche Ovadia bacchetta i partiti, al di là degli schieramenti, «perché la maggior parte dei politici sceglie degli yes man, ed è anche per questo che l’Italia è un disastro dal punto di vista culturale».
I progetti
Per Ferrara e il suo teatro, prosegue, ha già in cantiere tante idee. «Lavorerò alle stagioni del triennio 2022-2024, perché per il prossimo anno c’è già l’ottima programmazione curata da Marcello Corvino. Vorrei aprire con “Piazza degli eroi” di Thomas Bernhard con la regia di Roberto Andò, un testo potente diretto in modo magistrale. Per quel che riguarda la musica, mi piacerebbe portare a Ferrara il direttore d’orchestra israeliano Omer Meir Wellber, direttore ospite principale alla Semperoper di Dresda e direttore musicale del teatro Massimo di Palermo, una star emergente». Attaccato, lui ebreo, da parte della comunità ebraica per le sue posizioni filo palestinesi e anti israeliane, Ovadia annuncia poi che intende coinvolgere una compagnia di danza da Israele «dove ci sono delle vere eccellenze». Venendo alla lirica «accanto al repertorio classico punterò a valorizzare produzioni meno convenzionali, orientandomi su opere più innovative», mentre è da recuperare e promuovere la cultura vernacolare colpevolmente trascurata, con un Festival che vedrà la partecipazione di cantori». Al neodirettore dell’Abbado piace inoltre l’idea di un teatro «attivo undici mesi all’anno, organizzando una stagione all’aperto, con sola chiusura ad agosto. E naturalmente, scommetterò su compagnie di giovani e giovanissimi».
Il caso Regeni
Non è rimasto inascoltato l’appello di Ilaria Baraldi, che a Moni Ovadia ha chiesto di appendere la teatro comunale lo striscione giallo che invoca la verità sulla morte di Giulio Regeni, il ricercatore seviziato e ucciso in Egitto: «Mi farò parte dirigente per questa richiesta - spiega Ovadia - Conosco i Regeni, ho partecipato a tante manifestazioni per avere giustizia. Qui la politica non c’entra: c’è un uomo che è stato sequestrato e torturato a morte, senza processi. Chiunque deve chiedere giustizia per questo ragazzo. E mi farò promotore per ricollocare lo striscione giallo, lo devo ai suoi genitori, di cui mi reputo un amico». —
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