Più fragili, più precari Così il covid contagia il lavoro
Raddoppiati i contatti allo sportello di orientamento della Cgil di Ferrara La pandemia ha vanificato un progetto di formazione per cinquanta posti
Gli effetti della pandemia sulla disoccupazione hanno la forza di un contagio esponenziale. Lo dicono i dati di “Sol”, lo sportello di orientamento al lavoro attivato dalla Cgil di Ferrara fin dal 2019.
Rispetto all’anno scorso, e considerando il solo periodo da maggio a novembre 2020, i contatti sono più che raddoppiati, spiega il responsabile del servizio, Riccardo Grazzi: «Siamo partiti in modo sperimentale un anno fa, realizzando insieme alla collega Barbara Negri 200 colloqui. Il dialogo diretto è fondamentale, per capire il contesto sociale e psicologico di ciascun caso. L’obiettivo è quello di inserire le persone in una rete di servizi, indicare le strade da intraprendere e decidere cosa fare per evitare forme di sfruttamento. A questo scopo abbiamo aperto vari canali con il sistema di sostegno all’occupazione: enti di formazione, Provincia, Regione e Centri per l’Impiego».
I danni
Tra i progetti, un corso di formazione mirata finanziata da fondi europei che aveva selezionato 50 persone da qualificare come operatori meccanici, carpentieri, saldatori sulla base delle richieste del mercato del lavoro, con la prospettiva di contratti a tempo indeterminato e a termine in aziende di San Giovanni di Ostellato e del Centese. Un percorso compromesso dalla pandemia: «I risultati sono stati al di sotto delle aspettative - ammette Grazzi - L’emergenza sanitaria si è abbattuta su un contesto già delicato, aggravando fragilità esistenti e creandone di nuove. Dopo il lockdown di primavera “Sol” ha ripreso l’attività a maggio, e da allora abbiamo registrato 500 contatti». La crisi Covid ha determinato anche un cambiamento delle stesse finalità di “Sol”: «In questa fase lo sportello, in collaborazione con il patronato Inca, supporta le persone ad accedere ai bonus e alle altre forme di ristoro economico, come indennità onnicomprensive e reddito di emergenza. Purtroppo dei 500 contatti solo 200 hanno i requisiti per accedervi, anche a causa di un eccessivo “frazionamento” dei criteri per gli aventi diritto, quando invece ci sarebbe bisogno di una tutela “esistenziale” per chi ha perso o non ha mai avuto una garanzia di continuità lavorativa».
Disoccupati cronici, lavoratori discontinui, precari, giovani, donne, tirocinanti, nuovi disoccupati: la platea dei soggetti da aiutare e tutelare è ampia: «Sol nasce appunto dall’idea “nostalgica” di far riassorbire la disoccupazione», va avanti Grazzi.
Una sfida tutt’altro che semplice perché «chi perde il lavoro oggi, non lo ritrova quasi più garantito, ed entra nel girone infernale della stagionalità e della precarietà cronica. È l’intero sistema che si è precarizzato: contratti di tre mesi, sei mesi, un anno. E poi di nuovo il deserto, senza prospettive di stabilità. È un disagio economico, ma soprattutto esistenziale, come abbiamo constatato durante i colloqui».
Nuove emergenze
Una fragilità che si allarga come una macchia d’olio silenziosa «e che è più larga di quello che si immagina. «Prendiamo i dati dei Centri per l’impiego: ci sono cinquemila persone con disabilità fisiche, e sono già tantissime. Poi c’è la fascia delle fragilità sociali: altre migliaia di persone che sono in salute ma in condizioni di povertà. A questi si affiancano coloro che non sono poveri ma vivono nel precariato. Ora si sono aggiunti i nuovi precari, quelli che hanno perso il lavoro per la pandemia o stanno lottando con fatica per superare questo momento. Non ci sono più “minoranze”, è un problema che coinvolge tutti». —
Alessandra Mura
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