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scontro sui minori 

Comitato famiglie al Pd «Lacune sugli affidi La commissione serve»

Giovanna Corrieri

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Non c’è un progetto e non ci sono obiettivi sulla base dei quali proseguire la commissione sui minori nel 2021, giudicava giorni fa il capogruppo Pd Francesco Colaiacovo, e anzi «le ultime modalità di conduzione dei lavori potrebbero minare la fiducia nel sistema».

La replica viene da Paolo Pennini (Comitato infanzia e Famiglia) che assicura: «ci sono consiglieri, genitori, professionisti e associazioni che il percorso lo hanno ben chiaro in testa e sono ben contenti del proseguo dei lavori perché siamo solo all’inizio di un viaggio. Primo – elenca Pennini – manca tutta la documentazione richiesta che Comune, Asp in primis, fanno fatica a dare, così come quelli dalla Regione e dal Parlamento. Le ricordo – dice a Colaiacovo – che pendono due interpellanze su Asp Ferrara che dal 2017 ne chiedono il commissionariamento, cosa che io sottoscrivo pienamente; così come manca l’analisi dei conflitti di interessi che lui stesso ha ammesso di avere persino quando fu chiesta l’audizione di sua moglie (verbalizzato). Non vorrebbe che fosse chiarita questa situazione? O sapere cosa hanno da dire educatori, consulenti, famiglie affidatarie e famiglie vittime di allontanamento? Non è curioso di verificare gli aspetti di una gestione economica delle case famiglia, che l’avvocato Casale e il dottor Papi hanno definito a tratti “criminosa”? Così come indicato per taluni metodi operatori? Non è affatto interessato a sapere perché si è arrivata a una tale considerazione da persone che lavorano nel settore da decenni?».

Sono emerse «disfunzioni», dice Pennini citando «l’assenza di progetti di reinserimento, di contraddittorio, il monopolio di tutta la procedura Asp persino nell’autorizzazione al 403 (collocazione di un minore in ambiente protetto ndr), fino a bilanci fumosi di case famiglia». Bisogna indagare «fino a fare ispezioni, ho già depositato una istanza in tal senso», dice Pennini chiedendo a Colaiacovo di «raccontarci la sua esperienza da famiglia affidataria» e «non minimizzare le accuse emerse, anche penalmente rilevanti, per paura della verità». —

Giovanna Corrieri

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