Ferrara in Azione contro la “mossa”di Zauli «Grave danno a Unife»
Preoccupazione per il progetto di modifica dello statuto a ridosso delle elezioni «Meno democrazia interna e rischio di paralisi decisionale»
Ha superato i confini universitari la polemica che in questi giorni è montata attorno al rettore uscente Giorgio Zauli, e al suo progetto di modificare lo Statuto dell’Ateneo a pochi mesi dalle elezioni. Modifiche che gli spianerebbero la strada alla presidenza del consiglio di amministrazione alla scadenza del suo mandato.
Una mossa che il gruppo Ferrara in Azione, la rappresentanza estense (340 iscritti) del partito di Calenda giudica «preoccupante», non certo «uno strumento per accrescere l’efficienza degli organi accademici, ma un tentativo di ipotecare il controllo su quanto scaturirà dalle prossime elezioni». Un colpo di coda che avrà ripercussioni molto negative «non solo sul prestigio ma anche sulla gestione della nostra Università, con inevitabili ricadute sulla qualità della ricerca e della didattica», vanno avanti gli esponenti di Ferrara in Azione, che proprio sul tema caldo del conflitto all’interno dell’Ateneo aprono a una serie di interventi politici sul futuro della città.
Quello che sta succedendo a Unife è grave, perché mortificherebbe la partecipazione e metterebbe l’Ateneo a rischio di stallo. Se la modifica del corpo elettorale «limiterebbe la rappresentatività delle componenti che costituiscono la comunità universitaria», la separazione della carica rettorale dalle competenze amministrative «porterebbe forti rischi di paralisi delle attività dell’Ateneo». Si potrebbe aprire, insomma, una stagione di conflitti e battaglie intestine «ogniqualvolta Rettore e Presidente del consiglio di amministrazione si trovassero in disaccordo per i motivi più disparati, non ultimi quelli più strumentali legati a dinamiche di potere interne ed esterne».
Un cambiamento delle regole del gioco «incomprensibile», o meglio «comprensibilissimo» è l’amara constatazione, visto che «si tratta di una pratica che purtroppo sembra essere assurta a sistema in questo Paese: se non si può governare, si deve cercare in ogni modo di rendere impossibile il governo altrui. E tutto a scapito del bene comune».
Un vero monito al Rettore uscente «che deve essere consapevole che dei suoi atti, legittimi dal punto di vista formale, tuttavia discutibili da quello sostanziale e dell’opportunità, risponde non solo al consesso accademico ma all’intera comunità, cittadina e non solo». —
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