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Qualità altissima ma vendite a picco Gioie e dolori dei vini ferraresi

Andrea Tebaldi
Qualità altissima ma vendite a picco Gioie e dolori dei vini ferraresi

I tantissimi ristoranti chiusi penalizzano il mercato  Troppe giacenze in magazzino, viticoltori preoccupati

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Ottima la produzione vitivinicola sotto il profilo qualitativo, ma pesantissima la crisi causata dalla pandemia, sia durante il primo lockdown, a cui è seguito un leggero recupero, per poi tornare al blocco quasi totale. Questo il grido di allarme che giunge soprattutto dalle piccole/medie aziende vitivinicole di Confagricoltura Ferrara, che confermano giacenze di magazzino, fatturati dimezzati e ora, quello che sarebbe stato il respiro del Natale, annullato. La provincia di Ferrara ha una superficie dedicata alla produzione vinicola di circa 600 ettari che, con la chiusura di ristoranti e bar, lo stop al turismo, alberghi e agriturismi e il mercato estero in frenata, registra una forte sofferenza.

Federica Bellettato, insieme alla cognata Silvia, guida l’Azienda Terre di Ca’ Bindola nel territorio di Berra, associata a Confagricoltura Ferrara. Giovani e intraprendenti vignaiole, parlano della loro produzione per l’export e per il mercato interno. «La vendemmia 2020 è risultata ottima per la qualità del prodotto, ma la produzione è risultata leggermente inferiore al 2019. Ora il problema sarà il prezzo dell’uva, visto che le cantine nei loro silos hanno ancora prodotto del 2019. Il consumo interno, dopo i mesi di chiusura del primo lockdown, ha rallentato ed è ripartito in funzione delle aperture e chiusure dei vari Dpcm. Abbiamo sette ettari di vigna e fin da subito il nostro vino ha riscosso grande consenso, e con soddisfazione siamo riuscite ad aprire molti canali con l’estero. Purtroppo il mercato negli Usa a oggi è ancora fermo o va molto a rilento per le note cause, invece in Venezuela sta procedendo molto bene e continuiamo a ricevere ordinativi».

Associato a Confagricoltura Ferrara, Marino Fogli è proprietario dell’azienda Ca’ Nova situata tra San Giuseppe e i Lidi di Pomposa e Scacchi, ed è uno dei pochissimi produttori della Rossiola, versione di un antico vitigno autoctono. «Vendemmia 2020, ottima la qualità, scarsa la quantità, un disastro la vendita. Ho tre ettari e mezzo di vigna che coltivo da 35 anni. Eseguo tutti i lavori manualmente, con tanta attenzione ai particolari. L’estate non ha coperto le perdite dei mesi primaverili e oggi le cose non vanno bene, stante i molti ristoranti chiusi. Situazione molto difficile».

Roberto Gennari dell’omonima Azienda, si associa al coro: «L’estate non ha coperto i vuoti dei mesi di lockdown e ora siamo di nuovo bloccati. I locali che solitamente riforniamo registrano una flessione dell’80-85% di vendite. Molti ristoranti ed enoteche di Ferrara sono in estrema sofferenza, anche perché non si sono potute svolgere la maggior parte delle storiche manifestazioni che portavano in città un sempre crescente turismo e ora verrà a mancare anche quella boccata d’ossigeno che ci si aspettava dalle festività natalizie. Il mio Fortana da due anni viene riconosciuto dalla Regione come vera eccellenza territoriale».

È preoccupato Vittorio Scalambra, della cantina Corte Madonnina, anch’essa associata a Confagricoltura, che da oltre 60 anni produce i vini doc del Bosco Eliceo. «Eccellente sotto il profilo qualitativo la vendemmia 2020; ma le vendite spaventano, l’estate non è stata sufficiente».

Giorgio Donati dell’azienda agricola Fondo Ca’ de Bartoli ha in produzione una piccola vigna biologica. «Da vignaiolo appassionato eseguo tutte le operazioni personalmente, una vendemmia molto buona, ma per quanto riguarda la vendita è un dramma. I miei vini sono richiesti in particolare da enoteche rimaste chiuse per mesi, abbiamo ricominciato a consegnare un po’ la scorsa estate, ma non era mai successo di avere ancora tutta la produzione del 2019 invenduta». —

Andrea Tebaldi

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