Cumuli di rifiuti all’Irma Gli Amici della Terra: «La vicenda si sblocchi»
COMACCHIO. Ingenti cumuli di rifiuti a cielo aperto, balle di lana grezza ma non solo. Si trovano da anni in un’area di proprietà dell’azienda Irma, in via Arsa Pega a Comacchio, non distante dagli scavi archeologici di Spina e in piena zona protetta del Mezzano. È in piedi fin dal 2004, quando l’allora sindaco Zarattini emanò una prima ordinanza, una contesa giudiziaria tra il Comune e la ditta, la quae era impegnata nella produzione fertilizzanti ad uso agricolo.
Una serie di ricorsi e controricorsi ha però portato a una situazione di stallo. L’associazione Amici della Terra, che già in passato si era occupata del tema, lancia un appello alla nuova amministrazione comacchiese affinché sblocchi la vicenda.
la situazione di stallo
«Nel 2013 – racconta Stefano Bulzoni (Amici della Terra Ferrara) –, in seguito a un sopralluogo effettuato dalle autorità competenti in materie ambientali, l’attività fu bloccata e fu attivato un procedimento penale, che è tutt’ora pendente presso la Corte d’Appello, dopo una sentenza di primo grado sfavorevole all’azienda».
Nel contempo, il Comune di Comacchio intimò all’Irma il ripristino dei luoghi mediante un’ordinanza finalizzata allo sgombero dei materiali stoccati al suo interno. L’azienda nel corso di questi anni ha presentato diversi progetti, tuttavia ritenuti inidonei dal Comune, che a sua volta ha rinnovato la propria richiesta di ripristino dei luoghi. E la vicenda è finita, come detto, anche nelle aule di giustizia.
L’APPELLO
I cambi di colore politico dell’amministrazione comunale (nel frattempo sono trascorsi i mandati del sindaco Marco Fabbri, prima M5s poi civico) non hanno facilitato le cose. «Ogni giunta è in pratica ripartita da zero – sostiene Bulzoni – e la burocrazia ha sempre avuto la meglio. Ma adesso serve assolutamente un cambio di passo, in una zona dove passano in bicicletta molti turisti, che restano perplessi».
Ed ecco l’appello alla nuova giunta Negri: «Vista la volontà dell’Irma di intervenire a proprie spese in modo tale che i diversi materiali abbiano ciascuno la destinazione che loro compete per legge, sarebbe bene che il Comune verificasse quali siano le concrete intenzioni dell’azienda, nell’interesse della tutela dell’ambiente». —
F.T.
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