La parrucchiera chiude dopo trent’anni di successi
MESOLA. Il prossimo 31 dicembre la parrucchiera Giovanna Turzo chiuderà i battenti del proprio salone in via Mazzini 1 a Mesola dopo 31 anni di attività. Una scelta di vita, condivisa col marito Sandro Caraccio e coi figli Lara e Mario coi quali si dedicherà ad un’altra attività.
la svolta
Originaria di Torino, dove è nata, si era poi trasferita in Puglia con la famiglia ma era ritornata nella città sabauda, da sola a 16 anni, per realizzare il suo sogno: diventare parrucchiera all’accademia di acconciature Garap del capoluogo piemontese. «Quasi al termine del percorso accademico – racconta – ho conosciuto mio marito Sandro». Poi sfoglia l’album dei ricordi con emozione. «Sono arrivata a Mesola nel 1989 e, a soli 21 anni, – dice – ho realizzato il mio sogno aprendo, proprio a dicembre, il mio salone di parrucchiera. Questi 31 anni sono trascorsi mettendo tanta passione e dedizione nella mia professione con l’orgoglio di avere avuto a fianco preziosi collaboratori che voglio ringraziare, in rigoroso ordine cronologico: Marilena, Erika, Andrea e Chiara».
Giovanna, una madre-lavoratrice, che però ha messo sempre al primo posto i suoi affetti. «Il grande impegno per questo lavoro – spiega – non mi ha comunque impedito di dedicarmi alla cosa per me più importante e cioè la famiglia: i miei figli Lara e Mario e mio marito Sandro».
l’affetto
«Ringrazio tutte le mie carissime clienti che, in questi 31 anni, hanno sempre creduto in me dandomi sostegno e fiducia. Sento che tante persone mi vogliono bene». E che, alla notizia che a fine anno avrebbe chiuso, hanno quasi creato “un movimento di protesta” per farla desistere. E qui la voce di Giovanna tradisce una comprensibile emozione.
«In tante mi hanno telefonato o mi hanno parlato quando sono venute in salone – aggiunge – per farmi cambiare idea ma questa decisione era prevista da cinque anni. Dopo il primo lockdowm avrei potuto anticipare la chiusura a giugno ma non potevo abbassare la saracinesca perché me lo avevano imposto altri. Nel mio caso l’epidemia ha prolungato l’attività». —
Lorenzo Gatti
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