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il tormentone 

La nuova E55 impantanata nelle Valli Quanti proclami

Se ne parla da decenni della strada veloce che dovrebbe collegare Venezia alla Romagna Ora ci sono i fondi europei 

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La E55 è un’altra delle strade sulla carta a scorrimento veloce del Ferrarese che ha accesso numerosi dibattiti e polemiche con proclami e progetti. L’ipotesi di costruire una arteria veloce di collegamento tra Mestre e Rimini, alternativa all’intasatissima statale Romea, prendeva quota già nel millennio scorso tra i maggiorenti locali, regionali e nazionali. Già ai primissimi anni Novanta, quando era in ballo un altro progetto finito nel libro dei sogni: quel Millennium di Carlo Rambaldi, una sorta di Disneyland che doveva sorgere nella zona di Codigoro si parlava di una E55 che doveva servire a portare turisti e visitatori da nord e da sud. Nel 1999 Alfredo Bertelli, consigliere del presidente regionale Vasco Errani, già parlava di un intervento non a totale carico del pubblico, tipo autostrada. Sempre quell’anno il presidente della Provincia, Piergiorgio Dall’Acqua, aveva accennato lo stesso argomento ad un folto gruppo di sindaci, convocati in Castello per ribadire gli impegni programmatici in tema di viabilità. Si trattava di coinvolgere i privati nella costruzione di questa arteria di valenza europea, passante per le Valli comacchiesi. Questa, almeno, la proposta di tracciato che si trovava nel Piano regionale dei trasporti, non condiviso da molti a Ferrara, Verdi in testa.

A fine mese di settembre sempre del 1999 in un convegno alla presenza dell’allora ministro dei Lavori pubblici, Enrico Micheli, e dello stesso Errani, venne annunciato che prima del 2000 la E55 sarebbe diventata legge. Pochi anni dopo, nell’aprile del 2002 arrivò un annuncio importante: «tra due anni apriranno i cantieri della E55». Lo disse l’allora ministro dei trasporti Pietro Lunardi, a Cesena in un incontro organizzato dalla Fondazioni Cassa di Risparmio, che avevano finanziato uno studio sul progetto di fattibilità della E55, calcolando sei mesi per il progetto preliminare e sette per il progetto esecutivo. Nel frattempo si era passati dalle lire all’euro e i costi erano così lievitati a un miliardo e mezzo, sempre da rastrellare con un projet-finance privato.

Negli anni successivi sono innumerevoli gli appelli sia a livello nazionale che locale per elencare i vantaggi di una simile struttura ritenuta indispensabile per assecondare le moderne necessità di traffico e alleggerire una Romea sempre più caotica. Tra l’altro, curioso sottolineare i giustificati timori di allora degli operatori sulla statale Romea, dai benzinai ai ristoratori per l’avvento della E55, dopo, dicevano «qui sarà il deserto». Curioso anche che ogni anno si assistesse ad una sparata sul tracciato: passerà per Mesola, anzi per Codigoro, addirittura vicino al sito estrusco di Spina, per non parlare dell’Argine Agosta e i limiti imposti del Parco del Delta. A distanza di decenni, ora si torna a parlare della costruzione della E55 con i fondi europei del Recovery Fund che possono assicurare l’avvio dell’opera. Che non debba trascorrere però un altro Millennium... —

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