Caccia in valle La Regione multa il Comune
COMACCHIO. A ridosso delle festività natalizie il Comune di Comacchio ha ricevuto dalla Regione Emilia Romagna un’ingiunzione di pagamento da 184mila euro, per la gestione della caccia in valle, all’interno dell’Azienda valliva particolare di caccia.
Ad annunciarlo è stato lo stesso sindaco Pierluigi Negri, a margine di una risposta ad una interrogazione dell’ex sindaco Marco Fabbri, consigliere della lista Per Fare, sulla strana questione del “patto d’onore” tra cacciatori, per consentire a quelli residenti nel territorio ravennate di raggiungere gli appostamenti di caccia in botte anche al di fuori del territorio comunale nei giorni di fascia arancione.
La Regione avrebbe fatto chiarezza, dopo aver interpellato il governo, smentendo l’esistenza di un patto d’onore e ricordando il rischio di incorrere in pesanti sanzioni, in caso di violazione delle norme legate all’emergenza.
la protesta
Per restare sul tema dell’azienda valliva particolare di caccia, istituita nel 1997, rispetto alla “sorpresa” sotto l’Albero con una multa salata da pagare, Negri si è detto sorpreso, aggiungendo che «devono essere coinvolte di più le parti politiche. È un paradosso. Ci si intima il pagamento di tutti gli ettari di valle, compreso Boscoforte, Oasi di Magnavacca, che non c’entra niente. È sbagliato nel merito – ha aggiunto Negri –, perché i comacchiesi hanno sempre pagato la tassa di concessione regionale». Ritenendo ingiusto il provvedimento, il sindaco poi ha invitato l’ex sindaco Fabbri «a farsi parte attiva, per evitare di fare carte bollate». La caccia in valle, all’interno delle tine, raggiungibili in barca, è una tradizione secolare in laguna e dal 1997 Regione e Provincia ne hanno riconosciuto la gestione pubblica, in capo al Comune di Comacchio. Il contenzioso con la Regione resta, quindi aperto, ma Negri ha risposto anche sulla questione dell’eventuale sforamento dei confini territoriali da parte dei cacciatori di altri Comuni in giorni di fascia arancione. «Nessun sindaco si sogna di violare le norme – ha detto il primo cittadino –, ma da avvocato ritengo che abbia fatto bene un giudice del Tribunale di Roma a specificare che il Dpcm si può impugnare, e questo potrebbe essere un caso». —
K.R.
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