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misure alternative al carcere 

In un anno 136 controlli Contestate 7 violazioni

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Sono le “misure alternative al carcere”: quelle che permettono a tanti di non essere detenuti in carcere o di poter scontare la pena in casa propria o ad esempio affidati ad enti o associazioni di volontariato per i cosiddetti lavori utili. In questi casi, però, le forze dell’ordine debbono controllare ogni giorno le persone che hanno questi benefici.

Bene nel 2020 la Polizia di Stato ha eseguito quotidianamente queste verifiche nei confronti di 136 persone: di queste, 31 agli arresti domiciliari, altre 35 detenute a casa per scontare la pena, 3 sorvegliati speciali (debbono sottostare a precise regole), 9 in libertà vigilata, 14 con obbligo di dimora (non possono spostarsi dal comune dove risiedono), 44 in affidamento al servizio sociale (pena alternativa decisa dopo la condanna). Bene a fronte di questi controlli, sono state accertate 7 violazioni, e le persone che hanno infranto i divieti ne hanno pagato le conseguenze penali: 2 non sono stati trovati agli arresti domiciliari, due hanno violato la sorveglianza speciale e tre l’affidamento al servizio sociale (ad esempio non presentandosi per lavorare all’ente presso cui sono stati obbligati a svolgere servizio per la comunità, uno dei tanti casi). A fronte di queste violazioni dicevamo, dopo le continue verifiche - senza preavviso e in qualsiasi orario - sono arrivate le stangate: oltre alle segnalazioni all’autorità giudiziaria (procura o magistrato di sorveglianza), nei casi più gravi è stato deciso l’aggravamento della misura.

Ad esempio per l’evasione dagli arresti domiciliari previsto il ritorno in carcere. —

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