Parco unico del Delta del Po Si viaggia con il freno tirato
Il tema è stato rilanciato dalla consigliera Carli Ballolla (La città futura) Ma l’assessore Cardi ha avanzato dubbi e perplessità sul percorso da seguire
COMACCHIO. È un nodo ancora da sciogliere quello che dovrebbe culminare con l’istituzione del Parco unico del Delta del Po, tema rilanciato in consiglio comunale dalla consigliera Sandra Carli Ballola e che ha visto, nel lungo intervento dell’assessore Antonio Cardi, con deleghe all’ambiente, valli e saline, una marcata presa di distanza dalla ventilata proposta di un parco nazionale.
le posizioni
«Il Parco del Delta del Po – ha evidenziato Sandra Carli Ballola –, è un ambiente unico, tra i più importanti d’Europa per biodiversità e da alcuni anni ha ottenuto il riconoscimento Mab Unesco. In tutti questi anni la gestione della valli è stata discutibile e ha comportato la perdita di biodiversità di specie tra flora e fauna e di arginature».
Parlando di fallimento delle politiche di tutela dei due parchi regionali» del Delta del Po emiliano e veneto, la consigliera comunale ha interrogato la giunta, per chiedere come l’amministrazione comunale intenda adoperarsi per la tutela del comprensorio vallivo e «se intenda attivarsi con la Regione Emilia Romagna e con il Governo, per realizzare il parco nazionale e per dare giusto valore all’area». Nella sua lunga e articolata risposta, l’assessore Antonio Cardi, ha ricordato che l’idea della candidatura per il riconoscimento Mab Unesco non è legata al caso, ma «è frutto di un dialogo di un unico processo di progettazione partecipata, dal quale i territori romagnoli sono rimasti esclusi e lì – ha aggiunto Cardi – sono cominciate le prime magagne». Cardi poi ha evocato il convegno tenutosi al castello di Mesola a settembre 2015, in presenza del ministro Dario Franceschini e dei presidenti delle regioni Emilia Romagna, Stefano Bonaccini e Veneto, Luca Zaia.
l’incontro
In quella occasione Franceschini aveva spronato le istituzioni coinvolte nel processo di istituzione del parco unico «a compiere un salto di qualità, che solo una legge speciale del Delta del Po può consentire». Molteplici sono state le manovre legislative da allora, come ha ricordato Cardi, per portare a compimento un percorso burocratico, che avrebbe dovuto spianare la strada alla Legge quadro 394/91 sulle aree protette, che prevedeva «entro due anni la costituzione del parco interregionale Delta del Po, mentre in mancanza di intesa – ha sottolineato l’assessore all’ambiente – si sarebbe dovuto provvedere alla creazione del parco nazionale».
Di proroga in proroga, si arriva ad un emendamento alla Legge di Bilancio, approvato il 17 ottobre 2016 dalla Commissione Ambiente del Senato. «Questo emendamento – ha dichiarato Cardi – rispolvera la vecchia tradizione italica di usare le finanziarie come veicoli per far passare di tutto, ma critici e associazioni ambientaliste osservarono che l’intento dell’emendamento sarebbe stato quello di creare un parco fantasma, al di fuori del perimetro e dello spirito della Legge quadro sulle aree protette, perché non classificabile come nazionale o interregionale, senza missione e senza individuarne una autorità». —
Katia Romagnoli
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